

Tanta commozione alla presenza di una grandissima folla, il 24 dicembre
Le foto sono state reperite su www.flickr.com
La bara di Piergiorgio Welby giace sul palco coperta di fiori. Attorno la ressa di fotografi, giornalisti, cineoperatori televisivi, e poi i familiari e lo stato maggiore radicale. Ondeggia su tutti la bianchissima chioma di Marco Pannella impegnato in questa ennesima sfida contro il clericalismo vaticano.
La mattina del 24 dicembre è assolata, riscalda una piazza affollata di popolo, il popolo del quartiere Don Bosco, che con la sua presenza commossa e silenziosa sembra assediare la chiesa maestosa che ha chiuso le porte a Welby infliggendo un altro grande dolore alla cattolicissima mamma 86enne di Piergiorgio. La cupola, da sempre immagine di accoglienza materna, oggi sembra la torre di una fortezza impegnata a difendere i propri dogmi a costo di separarsi dal suo stesso popolo.
Parlano i familiari. La moglie Mina, che ha vissuto con Welby 40 anni, dividendo tutto con lui, la giovinezza, gli interessi e le curiosità culturali, la passione per l’insegnamento e l’avanzare progressivo, inesorabile, della malattia fino all’ultima battaglia per una morte serena e dignitosa. ‘’Fra due giorni avremmo dovuto festeggiare il tuo 61esimo compleanno’’ dice ‘’ lo festeggiamo oggi, anticipatamente, con tantissima gente’’. Ringrazia tutti e ricorda il calvario di Piergiorgio.
Carla, la sorella, rammenta il ragazzo dai capelli lunghi, con la chitarra a tracolla, che si aggirava nelle vie del quartiere, da tutti conosciuto.
La nipote Carolina dice della sofferenza dello zio, che si era trasformata in una tortura imposta e inumana a cui nessuno dovrà più essere sottoposto.
Francesco, il cugino, ricorda l’uomo di rara cultura, l’amante della natura, dei viaggi, della vita, il cacciatore e il pescatore. La persona che amava la poesia e che voleva socraticamente morire da essere umano, ascoltando i versi di ‘’Addormentandosi’’ di Mario Luzi: ‘’la notte lava la mente…’’. Francesco rende omaggio, tra un forte applauso che si leva dalla folla, alla grande storia d’amore di Piergiorgio e Mina.
Quindi parlano i radicali sotto l’attenta regia di Marco Cappato Presidente dell’associazione ‘’Luca Coscioni’’.
La ministra Bonino ringrazia tutti i politici intervenuti che hanno appoggiato e sostenuto la battaglia di Welby, sottolinea la profonda religiosità di questa battaglia contrapposta al dogma bacchettone sulla vita che appartiene solo a Dio, invita a non finirla qui, grida che, comunque la si pensi in termini di fede religiosa, la vita non appartiene allo Stato e al governo e, rivolgendosi alla folla, cita Ghandi: ‘’Siate voi il cambiamento che volete volere nel mondo’’.
Il senatore Ignazio Marino, presidente della commissione sanità del Senato, ricorda l’incontro di pochi giorni prima con Welby, la sua sofferenza vista da vicino e pur non condividendo l’eutanasia afferma con forza che nessuno può essere sottoposto a trattamenti terapeutici contro la sua volontà.
Nel frattempo due suore sono salite sul palco per rendere l’estremo saluto a Piergiorgio, la folla applaude calorosamente il significativo gesto di pietà cristiana.
Cappato, a questo punto, vorrebbe far parlare altri politici ma la gente si oppone, volano fischi e grida ‘’parlino in Parlamento’’, infastidita dagli aspetti, ancorché inevitabili, troppo politicanti della cerimonia.
Mina riprende più volte la parola per ringraziare tutti coloro, a cominciare dai medici e dagli assistenti sociali, che hanno aiutato in questi anni di dolore e sofferenza il marito ad andare avanti mentre la distrofia muscolare multipla si impadroniva progressivamente del suo corpo martoriato. Poi, dopo la segretaria dei radicali Bernardini, inevitabilmente, parla Pannella che polemizza con il Vaticano e con quei politici, di destra e di centrosinistra, che si sottopongono alle ingiunzioni d’oltretevere. Della battaglia di Welby per una morte umana e dignitosa ne sottolinea il valore morale contro l’ipocrisia dei decessi procurati nella clandestinità degli ospedali e delle cliniche private. Ricorda che si è trovato solo un medico, il dott. Riccio, che si è prestato ad esaudire la volontà di Welby rischiando i rigori di una legge assurda e anticostituzionale. Un grande applauso saluta il nome dell’anestesista. Marco è un fiume in piena, incita a proseguire il cimento antipocrisia per una società dove, dice, come nel film di De Sica ‘’miracolo a Milano’’, ‘’buongiorno voglia dire buongiorno’’. Alla fine riconosce di aver parlato troppo e anche per questa ammissione si leva l’applauso.
Cappato chiude ricordando gli elementi politici della battaglia in corso, li grida quasi, e rivolgendosi al di là del Tevere ironizza con un ‘’non sapete che cosa vi siete persi di questa piazza’’. Vengono ringraziate anche quelle confessioni religiose come i Battisti’, gli Ebraici, la Tavola valdese, che si erano significativamente offerte di celebrare le esequie di Piergiorgio.
Ma oggi, sentendo i commenti della gente presente, quella che va in onda non è la solita e giusta battaglia anticlericale per la laicità dello Stato, si sente aleggiare in questa piazza, e quasi riecheggiare, un confronto di fondo: fra cristianesimo e Chiesa istituzionale.
A Don Bosco non ci sono mangiapreti, c’è il popolo religioso che in nome dei valori più profondi del cristianesimo: la pietà, la carità, la misericordia, rumoreggia silenziosamente contro una Chiesa ratzingeriana che sembra resuscitare un dio che chiede alle sue creature il sacrificio della sofferenza, anche quella più estrema, anche quella più inumana. E’ un dio pagano non cristiano. Il popolo questo dio lo rifiuta in nome del Cristo buono e pietoso e sente come un’ingiustizia quella porta sbarrata che tanto dolore ha provocato alla mamma 86enne di Welby. Al mercato vicino quando senti la fruttivendola dire che ‘’fanno i funerali religiosi ai peggiori assassini e li negano a quel poveretto’’ oppure che ‘’la religione se la rivortano come je pare’’ vuol dire che per la Chiesa ratzingeriana suona un campanello d’allarme. Il dogma che si contrappone alla dignità della vita e della persona separa dalla coscienza popolare e perciò va rivisto e reinterpretato.
Questa sera di vigilia in tutte le famiglie si celebrerà la nascita di Gesù, di quel Cristo che, come illustrava nei giorni scorsi una vignetta di Le Monde, si protrae dalla Croce per raccogliere pietosamente l’anima di Piergiorgio. E’ questo il Dio che il popolo, anche quello non credente, ama ed è sempre pronto ad accogliere. Per questo, stamane, sotto il sole benigno, non si è celebrata solo la morte di un uomo ma la nascita del Gesù misericordioso.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.