

Da mesi i muri della città sono tappezzati da poster che i precari di Atesia (il più grande call center d’Italia) unitisi autonomamente da aprile in veste di “lavoratori scontenti” come si definiscono, usano per farsi sentire e rivendicare i loro diritti. Mercoledì 5 ottobre un autobus rosso scoperto ha sfilato a suon di musica percorrendo via Tuscolana per richiamare l’attenzione di tutti sulla situazione di precarietà in cui sono costretti a lavorare oltre 192 mila persone in tutta Italia.
Atesia, nata nel 1989 e presente, prevalentemente, nel Lazio e in Lombardia, con 4 mila operatori e 1422 postazioni, gestisce 300 mila contatti telefonici al giorno secondo il rapporto Data bank 2004.
L’anno scorso è stata ceduta per l’80% da Telecom a Cos.
L’età media del lavoratore-tipo di Atesia, ovvero dell’operatore telefonico, è 28 anni. Il 60% dei lavoratori è costituito da donne e il 30% da laureati. Le diverse tipologie di contratto con cui i lavoratori venivano e vengono assunti sono i co.co.co., come apprendisti, come somministrati e con l’inserimento a progetto.
Per quanto riguarda l’apprendistato, esso dura 6 anni e i lavoratori ricevono un compenso inferiore del 40% rispetto ad un subordinato. Inoltre non viene fornita loro nessuna garanzia di essere assunti a tempo indeterminato dopo i sei anni.
Per quel che riguarda l’inserimento a progetto, il compenso è libero, non si è legati ad alcun contratto nazionale e i contributi sono inferiori al 20% delle retribuzioni, senza contare che le garanzie sulle ferie, sulla maternità e la malattia sono quasi nulle.
Ciò che rivendicano questi lavoratori è in primo luogo la tutela da parte della CGIL, CISL e UILL, finora quasi assenti, poi 1) il ripristino dei compensi abbassati quest’ultimo anno senza motivo; 2) il miglioramento delle condizioni dell’ambiente lavorativo ai sensi della legge 626/94; 3) la sostituzione delle attuali tipologie contrattuali con contratti a tempo indeterminato full-time e part-time.
Per chi volesse avere un quadro più completo di quello che succede a questo gruppo di “lavoratori scontenti” c’è il sito: www.precariatesia.altervista.org
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