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I nostri amici imprenditori durante il Coronavirus. Parte seconda

Un anno dopo. Opinioni a confronto, da Tor Tre Teste, dall'Alessandrino e non solo. Cosa è cambiato e cosa cambierà
Enzo Luciani - 9 Aprile 2021

Lo scorso anno abbiamo chiesto a nostri amici imprenditori durante il Coronavirus (a Roma est) come fosse cambiata la loro vita quotidiana e come stessero affrontando gli inediti problemi ingenerati dalla pandemia, se avessero dei suggerimenti e loro riflessioni.

Purtroppo ora il Covid-19 vive la sua terza ondata e sta colpendo molto dura la nazione e, rispetto al passato, la nostra regione. Il vaccino, tra stop e ripartenze, ci sta facendo vedere la luce al fondo del tunnel e ad oggi sta già facendo diminuire i decessi a Roma e nel Lazio.

Però è interessante sapere come hanno trascorso questo anno i nostri amici e cosa pensano del prossimo futuro.

Un anno di Covid a Tor Tre Teste

L’Edicola di via Campari alt. civ. 192

Dopo un anno esatto – ci racconta Emanuele – ho imparato prima di tutto a leggere lo sguardo delle persone, dimenticandomi a volte dei sorrisi che rimangono nascosti sotto le mascherine.
La mia edicola è rimasta sempre aperta e, nonostante mancasse il via vai quotidiano di sempre, mi sono sentito parte integrante del quartiere, in quanto molte persone hanno riscoperto il fascino del quotidiano cartaceo.
Oggi la situazione è cambiata poco, salvo per il periodo estivo, e assisto costantemente a scene spesso comiche: i clienti con mascherine sotto il naso rimproverati dai bambini che in questo periodo, lo posso assicurare, sono i più attenti e disciplinati. Oppure persone che per mantenere il distanziamento, attendono il loro turno per acquistare un giornale addirittura in mezzo alla strada, sfiorati a volte dalle macchine con il rischio di essere investiti.
Il mio augurio è di tornare al più presto alla vita di sempre.

Giolist Bar

Mi è stato chiesto da Enzo Luciani cosa sia stato peggio o meglio durante questo anno di pandemia perché per chi non se ne fosse accorto è passato già più di un anno!
Di meglio purtroppo credo non ci sia nulla. Speravo, e volevo crederci, che le persone potessero migliorare per via delle difficoltà che la pandemia ha portato. Nei primi giorni, quando ancora non si capiva bene a cosa andassimo incontro, ricordo le riunioni sui balconi per cantare le canzoni italiane per fare sentire la vicinanza, l’unione e la forza che viene dal contatto degli uni con gli altri. Ma ahimè poco dopo come le cose sono leggermente migliorate, perché qualche segnale positivo c’era stato, ecco che la parte peggiore delle persone è venuta fuori: delle vocine portate dei vicini “ma quello fa come je pare, avrà fatto la domanda per mettere i tavoli all’aperto?”Quell’altro sta a fa a canna fumaria dentro casa mia, qua ognuno fa come je pare, avrà chiesto i permessi? Mo je chiamo le guardie così je blocco i lavori” ecc. ecc. ecco questa è la solidarietà, la forza e l’unione che ci ha sempre contraddistinto… Ognuno, purtroppo si cura i fatti propri!
Non è cambiato nulla nelle persone vicine e come poi possiamo pensare che chi ci governa possa prendere a cuore la vicenda “italica”? Nessuno ha fatto qualcosa di importante in questo paese tranne sicuramente tutti coloro che lavorano negli ospedali lasciati abbandonati al loro triste destino non sapendo da che parte guardarsi!
Il vaccino sarà la via d’uscita di questa pandemia, non sta a me giudicare il lavoro svolto da chi ci governa, ma se guardo i fatti di questi giorni e dell’ultimo anno allora devo pensare che siamo messi proprio male (ma questa è solo una mia considerazione).
Spero che il prima possibile si possa uscire da questa situazione. Unica cosa certa è, purtroppo, non aspettarsi nulla da nessuno almeno non attenderemo inutilmente qualcosa che mai arriverà.

Un anno di Covid all’Alessandrino

Roxy Bar viale Alessandrino

Sicuramente ad inizio pandemia lo spirito era diverso, ci racconta Angelo Umbro, si facevano i sacrifici con più convinzione, con la speranza di risolvere entro l’estate il problema convinti che lo Stato avrebbe aiutato le categorie più colpite.
Purtroppo non è andata così, alcuni settori sono stati devastati economicamente e non rispettati, in quanto le decisioni venivano comunicate all’ultimo momento (es. Piste da sci e ristoranti a Natale).
Inoltre gli aiuti economici, veramente ridicoli, in quanto chi ha perso l’80/90 per cento del fatturato annuo non può essere risarcito praticamente con il fatturato di un mese, che non copre neanche le spese minime di un’attività.

Comunque sono sempre ottimista sul futuro, l’essere umano vive di socialità, quando si va a mangiare una pizza o a prendere un aperitivo lo si fa più per stare insieme che per mangiare o bere.

I professionisti del web

WebHero

A distanza di un anno, – confessa Federico Giannicchi di WebHero – per fortuna posso dire che il nostro settore sia stato uno di quelli che ha avuto maggiormente fortuna. L’Italia non era ancora pronta ad un passaggio all’online e per forza di cose con il Covid gli imprenditori meno avvezzi hanno dovuto fare un salto temporale in avanti di almeno 7-10 anni. Questo ovviamente per noi è stato un bene, anche se la cosa più difficile è stata far passare ai clienti l’idea che avere una attività basata sul web, molte volte (come ad esempio gli ecommerce) è ben più difficile e faticoso di avere una attività offline, perché ci si scontra con l’intera nazione o con tutta l’Europa e ogni dettaglio, tempistiche e attenzione al cliente può fare la differenza, perché all’utente basta cambiare clic e andare dal concorrente.
Quindi il mio consiglio è di passare all’online solo quando si è pronti ad affrontare sfide impetuose.

Adotta Abitare A

Letizia Palmisano

Giornalista, consulente di social media marketing

Se nei primi mesi abbiamo vissuto come se la situazione fosse a portata di mano e dipendesse anche da noi e dai nostri comportamenti, devo dire che, a distanza di un anno, la situazione la ritengo cambiata. Personalmente ormai vivo come se l’attuale stile di vita fosse a tempo indeterminato il che non vuol dire per sempre ma, non sapendo se durerà fino all’autunno oppure anche negli anni a venire, non sapendo quale sarà l’evoluzione del virus né l’efficacia dei vaccini, ho iniziato ad agire e vivere con tutte quelle misure che oggi ci garantiscono un minimo di salvaguardia e al contempo di portare avanti aspetti della vita professionale e personale per quel che si può. Ritengo che sia la più grande sconfitta per noi e la più grande vittoria simbolica per il virus (anche se a lui non interessa) il fatto di arrendersi ed aspettare di tornare ad avere una vita piena solo nel momento in cui lo si possa sconfiggere. L’umanità si è trovata spesso ad affrontare difficoltà che si sono protratte per anni e, se i nostri avi si fossero arresi, oggi non avremmo le nostre generazioni. Quello che consiglio è di trovare una strada che può non essere quella di prima, ma la verità è che il futuro non è mai quello che ti aspetti. Un nuovo presente è possibile, non bisogna essere superficiali o arroganti ma dei piccoli equilibri momentanei e anche dei lavori prospettici, in una situazione del genere, vanno portati avanti per vivere una vita che abbia delle soddisfazioni, che potrebbero non essere più quelle di prima.
Facendo un esempio un po’ forte, spesso penso a chi dopo un grave incidente ha perso magari un arto, ma non per questo si arrende o rinuncia ad avere nuovi stimoli e così dobbiamo fare anche noi sempre continuando a lottare per sconfiggere il Covid e per superare tutte le drammatiche discendenze che ne stanno conseguendo.

 


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