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I santuari della strada, tra striscioni e vernici spray

In viaggio tra le strade di Roma “invase” da striscioni d’Amore e di Dolore

L’argomento da trattare è delicato, labile e assai fragile come tutte le cose che parlano di Morte e d’Amore.


Le mode poi, come si sa, moltiplicano gli effetti della fragilità (dei sentimenti) e le catapultano nella dimensione dell’abitudine, dell’ “inflazionato” e a volte dell’inopportuno. Ma non sempre è così. Vengo al dunque: ieri sera, imbottigliato nemmeno a dirlo nel traffico di via di Tor Sapienza e dintorni, mi accorgo che un nutrito capannello di persone sta attaccando un  grande lenzuolo bianco: l’amore non dimentica gli affetti e le persone care, anche a distanza di anni: il lenzuolo bianco con una scritta a vernice spray rossa: qualche tempo fa lì, esattamente in quel punto, una ragazza con il figlio in grembo era stata investita. Mortalmente. E quel giorno, presumibilmente in occasione di una ricorrenza, i parenti facevano di un posticcio giaciglio di periferia un piccolo “luogo della Rimembranza”, con tanto di fiori e striscione. Per non dimenticare.


Proseguo per via di Tor Sapienza e all’angolo con via Prenestina un altro “Santuario”: bandiere, striscioni e fiori. Per non dimenticare. Nuovamente, disperatamente.


Con la consapevolezza che erigere un Santuario significa dare un senso a quelle morti, trasformando un piccolo altare in un monito per tutti, e per tutto quello che la velocità e l’imprudenza, di colpo, possono spezzare, piegare, cancellare.


Nei cinque minuti di strada che mi rimangono per giungere a casa scorgo altri striscioni, appesi su guard rail contorti, curve brecciolinate ed incroci a raso.


Tutti luoghi di rimembranza guarniti con più o meno lunghi striscioni, dove le parole sono scritte profonde e cadono agli occhi dei passanti come dolorose ed eterne.


Mi viene allora in mente che i luoghi della Rimembranza, cosa affatto non nuova (e legittima, sia ben chiaro) nella consuetudine popolare, da qualche tempo stanno seguendo la stesso “crescendo degli striscioni” per Dolore e per Amore, e in questo caso distinguo Amore con Dolore esclusivamente per esigenze redazionali. E gli striscioni sono solamente l’ultimo elemento aggiunto alla Rimembranza popolare, elemento che arriva dopo i fiori secchi, le lapidi con foto cromata, i candelotti di Padre Pio e le sciarpe della squadra del cuore.


Succede allora che il ricordo corre letteralmente il lungo vialone che collega Tor Vergata con Tor Bella Monaca, tanto per citarne uno: sulle inferriate di ogni cavalcavia ci sono striscioni d’amore: quante amate hanno avuto l’onore di vedersi dedicata una frase d’amore scritta su un lungo striscione bianco e appeso davanti agli occhi di migliaia di automobilisti? Non poche sono le fortunate, a giudicare dal numero degli striscioni appesi qua e là.


Un bell’incentivo all’ispirazione degli innamorati da striscione è stato il film “Tre metri sopra il cielo”. Siano tre, trecento o tremila (i metri), ormai il titolo del film ha ispirato migliaia di penne – e di spray – di spasimanti, amanti e scribacchini, contribuendo al successo del film e chissà quanto, alla buona riuscita di qualche corteggiamento.


Alla fine ci ritroviamo in una città che si fa straziare di dolore e d’amore, che si ingioiella con vernici  spray e si adorna di striscioni lunghi qualche metro, con su scritto l’Amore e o lo Strazio di una vita. Eppoi chi se ne importa se il decoro urbano vieterebbe vernici spray, e striscioni e fiori e piccoli grandi luoghi della Rimembranza.  E chi se ne frega se ogni striscione riporta lo stesso titolo del film, gli stessi caratteri runici (?) e le stesse frasi. L’importante è ricordarsi d’amare.


E di essere amati.

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