Categorie:
Municipi: ,

Il 20 settembre l’ultima sentenza sul delitto di Walter Tobagi

Il giornalista fu ucciso dalle Brigate Rosse il 28 marzo 1980

Il prossimo 20 settembre, nel tribunale di Monza, si terrà la sentenza che potrà riaprire “il delitto di Walter Tobagi”, giornalista ucciso dai terroristi della Brigata XXVIII marzo, per l’appunto il 28 marzo 1980. A lui è stata dedicata una via nell’VIII municipio, presso l’incrocio tra il GRA e la via Casilina. Essa da il nome anche a una delle fermate della ferrovia Roma-Pantano.  Tobagi venne ucciso da un "commando" di terroristi di estrema sinistra, quasi tutti figli di famiglie della borghesia milanese. Due membri del commando appartengono all’ambiente giornalistico: Marco Barbone, figlio di Donato Barbone, dirigente editoriale della casa editrice “Sansoni” e Paolo Morandini figlio del critico cinematografico del quotidiano “Il Giorno”, Morando Morandini. 

Grazie alle rivelazioni di Barbone, l’intera Brigata finisce in carcere, insieme a più di un centinaio di sospetti terroristi di sinistra. E’ grazie al suo pentimento che i magistrati milanesi riescono a dare vita ad uno dei primi maxi-processi contro il terrorismo “rosso”. Durante i numerosi mesi di processo non mancano le polemiche legate alla ricerca di possibili mandanti, anche negli ambienti del “Corriere della Sera”, allusioni fatte da Franco di Bella, direttore del giornale di allora e da Bettino Craxi, all’epoca segretario del PSI.   Polemiche che non cessano e anzi raggiungono l’apice, il 28 novembre 1983, giorno della sentenza. Grazie infatti alla legge sui pentiti, a Barbone, esecutore dell’omicidio, viene comminata una pena mite, in quanto collaboratore di giustizia e grazie ai mesi già passati in carcere gli viene concessa la libertà provvisoria. Strano ma vero. E non finisce qui perché a pochi giorni dalla sentenza, il segretario del Partito Socialista Bettino Craxi, rende nota, la notizia dell’esistenza di una informativa dei Carabinieri di Milano, del 1979 (quindi sei mesi prima dell’omicidio del giornalista), nel quale si farebbe espresso riferimento ad un progetto di omicidio nei confronti del giornalista Tobagi. Nota scritta da un sottufficiale dei carabinieri del nucleo antiterrorismo di Milano, conosciuto come “Ciondolo”. 

Addirittura, si dice, che nella sua relazione fossero contenuti tutti i nomi degli attentatori. Una vicenda che ha dell’incredibile e che lega passato e presente. Nel giugno del 2004, infatti,  l’Onorevole Marco Boato chiede in Parlamento che si riapra il caso dell’assassinio Tobagi, facendo riferimento proprio a quell’informativa dei carabinieri e diffondendo l’ipotesi, già pensata da chiunque, che l’omicidio del 28 giugno 1980, forse, poteva essere evitato.  
Il 20 settembre si terrà l’ultima udienza nel tribunale di Monza, con una speranza: che la verità venga a galla e che la giustizia, una volta tanto, trionfi.   
 

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.


Sostieni il nostro lavoro indipendente
Anche un piccolo contributo fa la differenza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi un commento