

Si vota per confermare o respingere le modifiche apportate a 50 articoli
Data importante quella del 25 giugno. Per la seconda volta nella storia della Repubblica, infatti, i cittadini italiani dovranno pronunciarsi sulle modifiche costituzionali volute dal governo uscente e passate con la sola maggioranza assoluta.
Al primo referendum confermativo, quello del 7 ottobre 2001, sulle modifiche costituzionali apportate dal governo di centro sinistra al titolo V della parte II della Costituzione e passate anch’esse con la sola maggioranza assoluta, rispose solo il 34% dei cittadini.
Ma neppure stavolta i segnali della partecipazione al voto, che abbiamo potuto raccogliere attraverso una piccola indagine svolta tra i cittadini di alcuni Municipi, sono incoraggianti.
Come mai, visto che alle elezioni politiche i votanti oscillano tra l’ottanta e l’ottantacinque per cento? Si dirà che forse, in una consultazione che non richiede alcun “quorum”, i cittadini si sentono meno investiti di responsabilità.
Ciò che emerge nella nostra indagine è, invece, che la stragrande maggioranza mette sullo stesso piano (confondendolo) il referendum abrogativo e quello confermativo, alcuni percependo la stessa consultazione come la solita fastidiosa incombenza che si può anche evitare di assolvere.
L’articolo 38 della Costituzione prevede che le leggi di revisione costituzionale non approvate con i due terzi dei componenti di Camera e Senato possano essere sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla pubblicazione, ne facciano richiesta un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
Ebbene: nessuno degli interpellati era a conoscenza che la richiesta di referendum popolare sul tavolo della Cassazione, superando gli stessi precetti del costituente, era stata presentata puntualmente, non solo da oltre un quinto dei parlamentari, ma anche da tutti i Consigli regionali (tranne Sicilia, Veneto e Trentino) e da 830 mila cittadini. Questo, purtroppo, il quadro di consapevolezza civile e democratica (dovuto anche, occorre dirlo, alla informazione generica e frammentaria offerta dai media) entro il quale gli elettori italiani, tra poco più di un mese, saranno chiamati a votare per confermare o meno le nuove norme costituzionali.
Ricordiamo che esse prevedono, da un lato, la rimodulazione delle funzioni di alcuni organi assegnando, di fatto, al Presidente del Consiglio, il ruolo di “sovrano” della politica; dall’altro, il trasferimento esclusivo alle Regioni di competenze in materia di sanità, scuola, sicurezza pubblica (la cosiddetta devolution). Data la prevedibile difficoltà pratica dell’operazione di voto (si tratta di cinquanta articoli a differenza degli undici del primo referendum), vedremmo con favore l’ipotesi di un accorpamento per materia.
Per concludere, anche in virtù dell’argomento trattato, non possiamo non cogliere l’occasione per salutare e augurare un buon “settennato” a Giorgio Napolitano, nuovo garante della carta costituzionale e dell’unità del paese.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.