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Il bicameralismo alla romana secondo la bozza Amato

la proposta di ordinamento per Roma Capitale definisce un meccanismo molto simile a quello dello Stato, compresa una forma di bicameralismo

Roma 27 ottobre 2008 – Indipendentemente da come si chiamerà il nuovo ente e da quanto sarà esteso, la proposta di ordinamento per Roma Capitale redatta dai tecnici di Regione, Comune e Provincia di Roma definisce un meccanismo molto simile a quello dello Stato, compresa una forma di bicameralismo in salsa capitolina.

Al sindaco, alla giunta e all’assemblea capitolina, infatti, nella previsione dei giuristi si affiancano altri due organi di governo: il Consiglio dei sindaci metropolitani e l’alto Consiglio per Roma Capitale. Se quest’ultimo assomiglia molto alla formalizzazione di una Conferenza Stato-Regioni tutta dedicata alla Capitale (tra l’altro con alcuni poteri in più, come quello della deliberazione conclusiva in sede di conferenza dei servizi), il Consiglio dei sindaci ricorda molto una seconda Camera, sebbene in qualche modo più snella.

Il numero dei suoi componenti dipenderà naturalmente dal numero dei Comuni che saranno compresi nel territorio di Roma Capitale, ma di certo ci saranno un presidente e un vicepresidente. Il compito del consiglio dei sindaci sarà quello di esprimere un parere sugli atti di maggiore importanza, che prima saranno licenziati dall’assemblea capitolina e dopo arriveranno ai sindaci. Se questi ultimi dovessero esprimere parere negativo e proporre emendamenti ai singoli provvedimenti, l’iter di approvazione prevede che il tutto torni nuovamente all’assemblea capitolina, "che è tenuta a pronunciarsi sulle modificazioni o emendamenti proposti dal Consiglio".

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