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Il Campidoglio contro i tentativi di ostacolare la libertà di accesso alla rete

In un recente ordine del giorno votato all’unanimità dal Consiglio Comunale

E’ sotto gli occhi di tutti come la rete multimediale si stia espandendo in modo esponenziale. Raccogliendo e moltiplicando la creatività e l’intraprendenza stessa del pianeta grazie alla piena libertà di accesso a prodotti e servizi, senza vincolo di standard distributivo.

Ma chi inneggiava ieri al mercato libero, ahinoi, oggi cerca di alzare steccati per limitare il libero accesso al sapere. E’ il caso degli Stati Uniti il cui Congresso, rivendicando un ingiustificato primato sulla governance della rete, in questi giorni sta discutendo due proposte di legge che se approvate ne ridurrebbero la libertà di accesso, imponendo pedaggi e balzelli per far circolare informazioni e formazione con libertà a senso alternato.

La cosa non è sfuggita ai nostri amministratori locali (stavolta vigili e tempestivi) i quali hanno formalizzato il loro grido d’allarme mediante un ordine del giorno votato all’unanimità dal Consiglio Comunale appena qualche giorno fa.

Ognuno – si legge nel documento – deve rivendicare il proprio diritto di accesso al sapere globale: ogni individuo, ogni comunità, ogni istituzione. Per questo l’Assemblea capitolina impegna il sindaco e gli assessori competenti a chiedere alla Regione e soprattutto al Governo italiano di esprimere il suo dissenso nei confronti di ogni azione che tenti di ridurre a proprietà di pochi il patrimonio universale della rete.

L’intento è chiaro: fare un’opposizione decisa al muro virtuale che si vuole alzare contro la libertà di accesso.

Roma, pezzo importante del sistema comunicativo del mondo, si candida così a capofila della mobilitazione delle grandi città europee. Per dare corpo ad un welfare della comunicazione che riconosca il diritto all’accesso e la libertà di produzione come diritto fondamentale di ogni individuo. L’Unione Europea non può e non deve accettare decisioni unilaterali, anche se vengono dagli Stati Uniti. Questi ultimi hanno il dovere di negoziare in ambito WTO (L’Organizzazione Mondiale del Commercio) eventuali nuovi statuti di governo e di garanzie della rete. 

Non si può non condividere un documento col quale la capitale si dichiara territorio per la neutralità della rete contro ogni accaparramento di capacità comunicativa da parte di gruppi o nazioni. Un bravo agli amministratori romani.

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