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Il campo nomadi di via La Martora anche se ridotto è sempre lì

Nonostante gli sbandierati trasferimenti ed evacuazioni

Le speranze a Colli Aniene, specie in via Calosso, via Fausto Gullo e in tutta la parte sud del quartiere che si affaccia verso l’ormai famigerata via della Martora, ancora una volta sembrano proprio dover precipitare in una nuova delusione.

La gente in effetti si sente nuovamente presa per il naso. E questa volta proprio da chi aveva fondato la sua campagna elettorale sul ripristino della legalità. Perché, come già accaduto in passato, con comunicati ufficiali si sono sbandierati trasferimenti ed evacuazioni, mentre il campo nomadi è sempre lì. Sfoltito, amputato di un bel pezzo, ma tuttora ostinatamente radicato dove, da forse più di venticinque anni, sarebbe dovuto nascere addirittura un “bosco urbano” e un “punto verde qualità”.

E da questo obbrobrio incastonato tra cumuli di sporcizie, come ci riferisce un pioniere di Colli Aniene, continua imperterrito a proliferare e diffondersi tutto un corollario di fenomeni delinquenziali che vanno dallo spaccio di droga, alla eterna razzia ed estrazione del rame da cavi elettrici e da pneumatici d’auto, alla rapina a mano armata,una recentissima, al furto negli appartamenti mai cessati, allo scippo con violenza sulle persone.

L’unica cosa di veramente notevole dopo l’ultimo comunicato e l’effettivo abbattimento di un certo numero di baracche, è che alla Martora ci sono nuovi arrivati, che poi si aggirano spavaldi per il quartiere, non a bordo dei soliti scassati furgoni ma di normali auto.

E così da più di trent’anni  la gente è costretta a sopportare quello che la vecchia politica di ieri ha imposto, e che quella nuova di oggi non riesce a dirimere.
Eppure, il 21 luglio scorso, da queste stesse pagine, annunciavamo, come da comunicato ufficiale, l’avvio degli interventi del Campidoglio per sgomberare il campo, mentre il presidente del V municipio Ivano Caradonna, bontà sua, si preoccupava delle sorti future dell’area e sull’attrazione che questa avrebbe potuto costituire per altri insediamenti, addirittura stigmatizzando sul ritardo del provvedimento e chiedendo ”un impegno serio” affinché l’area, allorquando sgomberata, vedesse realizzati quei progetti di riqualificazione … “fortemente voluti e sostenuti dall’amministrazione municipale ”.

Ora che tutto sembra essersi fermato, il rinnovato Comitato di quartiere si è attivato e, come apprendiamo dal sito che di recente si è dato, ha ricevuto dal Campidoglio come risposta “le prime ammissioni di un ritardo per problemi tecnici”.

Speriamo solo che questi problemi si risolvano presto ed ascoltiamo dallo stesso pioniere di Colli Aniene la storia di questo campo di cosiddetti “nomadi” . Una storia molto più vecchia di quanto si possa immaginare. Chi ci parla ricorda come agli inizi degli anni ’80, da via Balabanoff i nuovi abitanti si chiedessero donde provenisse quell’acre puzzo di gomma bruciata e da quale base partissero gli autori di tutta una serie di reati contro le persone e i loro beni.

Non sappiamo esattamente quando gli appelli dei primi collianiensi alle istituzioni cominciarono ad essere più pressanti. Certo è che nel gennaio del 1994, sperando nelle solite promesse preelettorali, rappresentanti di cittadini ricorsero al nuovo Consiglio circoscrizionale (Presidente Loredana Mezzabotta) perché li liberasse da quella iattura. Per tutta risposta, di lì a poco, il sindaco Francesco Rutelli trasferiva in quel campo di comodo un ulteriore imprecisato numero di nomadi.

Più narra, più il nostro interlocutore è preso dallo sconforto, ed infine amaramente riflette che in tutti questi anni, mentre poco o nessun peso, neppure un accenno, è stato fatto sulla sofferenza nel tempo sopportata dai cittadini, le istituzioni locali e non, hanno sempre posto in primo piano e si sono preoccupati per lo stato di estremo degrado del campo e delle condizioni igienico-sanitarie nelle quali gli stessi occupanti si condannavano, quasi colpevolizzandoli come se la vergogna di quell’incuria fosse da addebitare agli onesti cittadini.

Gli vorremmo rispondere di avere fiducia nel nuovo governo in Campidoglio. E, accomiatandoci, ci impegniamo ad osservare e a riferire le prossime, ci auguriamo, buone nuove.

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