

Braccio di ferro tra il presidente Medici e l'Ulivo
Delusione e sconcerto, preoccupazione e rabbia. Questi i sentimenti che hanno attanagliato il pubblico presente numeroso, il 28 giugno, alla prima riunione del Consiglio del X Municipio.
Si è cominciato con una sorpresa: l’Ulivo con i suoi 11 componenti non entra in aula per costituire il Consiglio che comunque si costituisce lo stesso con 13 consiglieri presenti.
Si prosegue con l’elezione del Presidente del Consiglio e dei due vicepresidenti.
Viene eletto Colasanti della lista civica con 13 voti (8 di centrodestra e 5 delle liste minori di centrosinistra da Rifondazione ai verdi alle due liste civiche).
Poi vengono eletti due vicepresidenti: uno di centrosinistra, Carla Di Giacomo, l’altro, Claudio Bianchi, di centrodestra.
Il pubblico prevalentemente di sinistra rumoreggia, qualche fischio lacera l’aria, una voce gracchiante grida alle dimissioni del Presidente Medici. Ma, come dicono spesso i cronisti sportivi del calcio in questi giorni, la partita non è finita.
Dopo il manifestarsi di una nuova maggioranza politica di destra-sinistra il crescendo rossiniano della lacerazione dell’Unione di centrosinistra raggiunge il suo acme quando il Presidente comunica gli assessori della sua giunta: Alfredo Capuano (DS) alla riqualificazione urbana e al patrimonio e bilancio, il civico Perifano all’Urbanistica, Maria Mazzei, di area vicina al Presidente, alle politiche sociali, Massimo De Simone (Margherita) al commercio e vicepresidente municipale.
A questo punto le contestazioni diventano generalizzate e il nervosismo porta anche a scontri verbali fra esponenti dei partiti del centrosinistra. Il Presidente Medici, terreo in volto, abbandona rapidamente l’aula inseguito dal vociare non proprio amichevole di larga parte dei suoi stessi sostenitori.
Insomma una conclusione inaspettata che segnala come il Presidente e capo della coalizione vincente alle elezioni non sia riuscito, dopo un mese di tempo, a comporre un quadro di governo accettabile dalla sua coalizione e, soprattutto, dalla forza principale: l’Ulivo. Forse il largo successo elettorale del centrosinistra invece di spingere alla compattezza sta spingendo ad una disarticolazione che i più ritengono pericolosa e irresponsabile. Sta di fatto che la richiesta avanzata dai numerosi cittadini presenti in rappresentanza di associazioni e comitati di quartiere di dare presto e bene un solido governo al Municipio in grado di affrontare da subito i numerosi problemi del territorio non è stata, per ora, esaudita. Sembra evidente ai più, infatti, che le soluzioni istituzionali (presidenza e vicepresidenze del Consiglio) nascono da un pasticcio politico e che quelle di governo (assessorati) appaiono deboli e non rappresentative. Come e quando se ne uscirà da questa situazione non è dato sapere. I contrasti e le lacerazioni fra Presidente e alcune forze politiche non sembrano essere superficiali. Ma sarebbe sciocco e ingenuo se questi contrasti fossero interpretati con il solito e qualunquistico ricorso alla categoria dell’insaziabilità della partitocrazia. C’è di più, molto di più. C’è essenzialmente in gioco l’indirizzo che debbono avere le politiche sociali e le politiche urbanistiche.
Con le prime che non possono essere eterno appannaggio di un’area politica uscita battuta dalle urne (lista arcobaleno) e le seconde che debbono essere sottratte alle solite logiche costruttivistiche. Per queste ultime l’Ulivo aveva avanzato la proposta di un ambientalista con la certezza di una buona accoglienza da parte di Medici che su queste questioni della sostenibilità ambientale e della partecipazione ha sempre dimostrato una sensibilità particolare fino a farne una cifra del suo governo municipale. Per ora non è così.
Una cosa appare certa: se non si ricomporrà rapidamente un quadro condiviso di governo, l’instabilità e l’ingovernabilità rischiano di attanagliare per lungo tempo il X Municipio. Tutti ne sono preoccupati.
Oggi è andata in scena una brutta rappresentazione non all’altezza della storia recente e della buona fama acquisita da questa istituzione. Speriamo che domani sia un altro giorno.
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