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Il Difensore civico finisce il suo mandato, via alla successione

Il dottor Marotta, primo difensore civico del Comune di Roma, in tre anni ha soddisfatto undicimila richieste

Il Difensore civico del comune di Roma se ne va.  Non è un abbandono volontario, lo stabilisce l’apposito regolamento quando dice che “il difensore civico decade dopo 45 giorni dall’insediamento del nuovo Consiglio”.
Così il dottor Marotta, 76 anni, avvocato penalista, primo difensore civico del Comune di Roma, a tre anni dalla sua elezione termina il suo mandato. Undicimila richieste di aiuto da parte dei cittadini tutte soddisfatte: questo il bilancio del nuovo istituto, punto fermo nella grande tradizione democratica e civile del nord Europa ma introdotto nel nostro ordinamento solo nel 1990 (legge 142/90).
Tra i suoi compiti ricordiamo quelli di segnalare gli abusi, le inadempienze della pubblica amministrazione, nonché quelli di accertare che i procedimenti amministrativi istruiti abbiano regolare corso e che i provvedimenti siano correttamente e tempestivamente emanati.


Ora, data l’impossibilità (anche tecnica) di arrivare in tempi brevi all’elezione del nuovo Difensore civico, toccherà all’Assemblea capitolina prorogare la durata dell’incarico al dottor Marotta. Sarà una “prorogatio” infinita? L’ossimoro nasce dalla preoccupazione che si possa creare un  “vuoto” istituzionale, visto che per legge la figura del Difensore non è obbligatoria. Infatti, malgrado le proposte formulate dalle associazioni per i diritti dei cittadini (Codacons su tutti) e delle posizioni formalmente assunte da parlamentari di diverso orientamento politico, volte a renderne obbligatoria l’elezione stabilendo tassativamente i termini in cui essa deve avvenire,  il nuovo testo unico degli enti locali (il d. lgs. 267/2000 che abroga la 142/90)  risulta meramente ricognitivo.
L’art. 11 non fa che ricalcare la normativa preesistente (con le sue evidenti discrasie) confermando, da un lato, il carattere di discrezionalità dell’ente locale nell’istituzione del nuovo organo e, dall’altro, affidando al medesimo un potere “forte” come quello del controllo eventuale delle delibere, su richiesta dei consiglieri, sottraendolo al comitato regionale (ex legge 127/9/).


Se poi consideriamo che il Consiglio comunale di Roma non è riuscito ad eleggere il Difensore civico tra i quattro eccellenti candidati proposti dalla “comunità cittadina” già dal novembre 1995 (Eugenio Battistini, Ettore Grimaldi, Agnese Moro, Carlo Rienzi) e, poi ancora, non ha saputo cogliere la possibilità offerta da statuto e regolamento di eleggere un proprio candidato,  la preoccupazione diventa più d’una.


Il dottor Marotta è stato proposto ed eletto dalla maggioranza al termine di  un tira e molla iniziato  otto anni prima e durante il quale sono state spazzate via tutte le candidature espresse dai cittadini romani. Ma andiamo per ordine.


Il vecchio statuto del comune di Roma stabiliva che il Difensore civico venisse eletto dal Consiglio comunale a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti tra i candidati proposti da mille cittadini elettori o dalle consulte; ma se alla seconda votazione nessun candidato raggiungeva la maggioranza richiesta erano gli stessi consiglieri, in numero non inferiore a un terzo, a proporre nuove candidature.


Va da sé come in tale contesto normativo fosse largamente ipotizzabile il passaggio da candidature “popolari” a candidature “politiche”, azzerando in tal modo la volontà dei cittadini.


Tuttavia, se è vero che i consiglieri capitolini, dopo la prima fase d’impasse, non solo non sono riusciti ad eleggere un proprio candidato ma hanno faticato persino a proporlo, il quorum dei due terzi si è rivelato (forse imprevedibilmente) un ostacolo insuperabile anche per le candidature “politiche”.
Così, tra accordi mancati, quorum non raggiunti, sedute andate a vuoto, la situazione di stallo si è protratta per altri cinque anni. Cioè, fino a quando si è pensato bene di modificare statuto e regolamento, istituendo una seconda figura (quella del vice Difensore civico) e correggendo il procedimento di elezione in chiave ancor più favorevole alle candidature “politiche”. Non importa se snaturando ulteriormente un istituto che con molta audacia (e qualche ipocrisia) qualcuno continuava a definire istituto di democrazia diretta.


Oggi, le nuove  norme sul Difensore civico (quelle che ne hanno reso possibile l’elezione) stabiliscono che dopo tre votazioni in cui non si raggiunge la maggioranza dei due terzi per le candidature “popolari”, almeno un  terzo dei consiglieri possono avanzare nuove candidature da sottoporre a votazione, unitamente a quelle già presentate. Per esse (ecco la novità!) è sufficiente la maggioranza assoluta. Contestualmente all’elezione del Difensore civico risulterà eletto a vice Difensore civico il candidato che abbia riportato il maggior numero dei voti dopo il candidato eletto Difensore civico. In caso di designazione politica il vice Difensore civico, sebbene lo statuto non gli riservi che un ruolo vicario, costituirebbe il naturale contrappeso ad un organo di sicura espressione della maggioranza.


Modifiche statutarie a parte, il problema rimane comunque lo stesso: il Difensore civico di emanazione politica sarà in grado di garantire l’imparzialità, il buon andamento e la trasparenza dell’Amministrazione o piuttosto si configurerà come un organo prettamente consultivo, di carattere marcatamente “soft” e quindi non incline allo scontro coi poteri che lo hanno eletto? Il mandato del dottor Marotta, senz’altro positivo a giudicare dai numeri, ma pur sperimentale per la sua brevità, non ha sciolto questi dubbi.


A livello di normative locali alcuni suggeriscono di attribuire all’opposizione la nomina dell’organo, in quanto organo di garanzia. Da parte nostra propendiamo per l’unica opzione possibile: quella di assegnare ai soli cittadini il diritto di eleggere il Difensore civico (senza inutili figure di contorno) in modo da trasformarlo davvero, senza rischi di mediatizzazione, in un valido strumento di democrazia diretta. Questa, secondo noi, è la vera sfida da affrontare.

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