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Il giardino di piazza Galgano: un’oasi di serenità

Un’esperienza ben riuscita di autogestione da parte dei cittadini del quartiere Lamaro

Fra qualche settimana compirà un anno. E’ il giardino di Piazza Galgano, una porzione di verde fra i palazzoni venuti su negli anni ’70 di fronte al ‘’Pratone’’ di Torrespaccata dalla parte di via Pelizzi.
Prima era uno sterrato degradato, panchine rotte, vialetti fangosi, nessun gioco per i bambini. Luogo privilegiato per le deiezioni dei cani, i veri padroni di quel pezzo di terra senza qualità e senza funzione.
Gli abitanti hanno lottato e ottenuto dal Comune, grazie all’intervento diretto del Sindaco Veltroni, il rifacimento del giardino scomparso. E’ stato un sonetto in versi romaneschi scritto dal sig. Agostino Medelina a smuovere le corde del Sindaco: ‘’Amico Sindaco, lo so che ciai da fa … te vojo fa presente na realtà…’’ e l’amico sindaco ha capito l’importanza di quei 3 mila mq. di spazio.

Sei mesi di lavori ed è venuto fuori un piccolo gioiello di verde, con nuove panchine, un nuovo prato, nuova illuminazione, nuova staccionata, tre fontanelle di acqua zampillante e un area giochi per i bambini.
Da allora il giardino è riempito quotidianamente dalle voci festanti dei piccoli con le loro mamme, è ritrovo per tanti anziani, alcuni accompagnati dalle badanti che al sole, soprattutto estivo, trascorrono qualche ora serena, ed è anche il posto dove i lavoratori del vicino supermercato vengono, nell’ora di pausa, a consumare il loro pasto.
Un luogo di sana socialità dove ci si è imparati a conoscere fra abitanti di palazzi certo vicini, ma, finora, umanamente anonimi e distanti.
Nei pomeriggi di bel tempo verso il tramonto questa piccola oasi di verde sparge nell’aria una sua inconfondibile musicalità fatta di grida di fanciulli, del chiacchiericcio degli anziani, del parlottio delle mamme, delle rumorose esuberanze dei ragazzi.

Il giardino è anche un esempio riuscito di autogestione. Gli abitanti, infatti, dopo averne ottenuto il rifacimento hanno pensato che quel bene non poteva essere lasciato all’ordinaria cura del Comune. Il risultato, senza un’assunzione di responsabilità partecipativa, sarebbe stato un rapido degrado. Perciò hanno creato un comitato che sovrintende alla pulizia dei cestini dei rifiuti, all’apertura e chiusura dell’area giochi, alle piccole riparazioni e alla sorveglianza. Dappertutto il comitato di gestione ha affisso cartelli che ricordano agli avventori le regole da osservare chiedendo a tutti un aiuto per conservare ciò che con tanta fatica e tanto impegno si è riusciti ad ottenere.
Non è un lavoro facile far osservare le regole della civile convivenza: non far passare i cani, non calpestare il prato, non gettare carta e cartacce fuori dagli appositi contenitori. Vi è poi l’arte di controllare le esuberanze giovanili di gruppi di ragazzi che a volte tendono a non considerare il diritto delle persone più anziane alla tranquillità e alla serenità.

Il comitato di gestione, presieduto da Agostino poeta romanesco, ha chiesto al Comune di essere ufficialmente riconosciuto da Comune e Municipio. Ma questo riconoscimento tarda ad arrivare per incomprensibili ostacoli burocratici. Ciò comporta la difficoltà ad ottenere quelle piccole cose necessarie al funzionamento dell’autogestione (attrezzi).
Per ora ci si arrangia con la buona volontà e la disponibilità dei singoli.

Comune e Municipio dovrebbero valorizzare adeguatamente questo esempio di partecipazione civile. Queste forme di volontariato andrebbero estese perché il problema della manutenzione e della sorveglianza di piccoli giardini, aree verdi e parchi è molto complesso e oneroso per un Comune grande come Roma.

Un anno fa con la rinascita del giardino è stata fatta una scommessa: puntare sul senso civico della partecipazione popolare per fare di uno sterile sterrato un luogo di serenità per i cittadini, anziani e bambini in primo luogo. Per ora la scommessa è riuscita.

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