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Il Parco della Caffarelletta è il paradiso

Negli anni 80 e per metà degli anni 90 era un ritrovo di tossicodipendenti, che negli anni dell’eroina passavano ore sconvolti nel parco che più che tale sembrava, e forse era, una campagna abbandonata. Le siringhe infestavano ogni metro del parco spelacchiato.

A tratti resti di discariche abusive contornavano gli alberi secolari.

Era uno schifo, ma non il parco, l’abbandono a cui era destinato.

Ricordo che negli anni 80, prima dei primi provvedimenti, alcuni ragazzi entravano con moto da cross e motorini per andare a fare salti e corse in quel che era diventato una pista da cross.

Poi con intensa e costante pressione degli abitanti della zona che lo costeggiano, il Comune, passo dopo passo, soluzioni su soluzioni, nel giro di un decennio, ha portato il parco ad uno splendore mai visto (mai visto, da quando l’uomo lo ha frequentato).

Il parco è una vera distesa di natura, chiamarlo parco è riduttivo.

Entrare nel parco ti permette di dimenticare la città, lo stress, il caos.

La sua estensione fa arrivare la vista all’orizzonte, i suoi tramonti sono multicolori, l’aria spinge i profumi in un avvolgente sensazione di libertà e solo dopo dieci minuti di camminata, girandoti vedi la linea di confine tra il caos della città e la forza della natura.

Guardando da un lato sembra di essere nel mezzo di una terra libera e sconfinata, fatta di natura, animali, sentieri, distese, alberi, torrenti, un paradiso.

Facendo un salto di 180 gradi e guardando nel lato opposto, il panorama diventa sezionato e limitato dalle palazzine, dalle strade, dal cemento, no grazie, preferisco l’altro lato, mi rigiro, scusate.

Ricomincio un cammino che mi porta a largo, si a largo, perché sbirciando indietro intravedo le palazzine che mi ricordano un lungo mare.

Tra colline fiorite e vallate fresche di umido, si può camminare per ore in compagnia, ritrovando un contatto con la natura che solo dieci minuti prima non era nemmeno pensabile.

L’estate è pieno di bambini, atleti, anziani, disabili, giovani, tutti anno dopo anno scoprono un nuovo posto dove sostare.

Il parco conserva aree millenarie dove si possono osservare ruderi dell’epoca imperiale romana.

Il viaggio che si prova nel tornare verso la città, attraversa tutta la storia, dall’Appia Antica, la prima delle vie, all’area delle Querce secolari, passando tra gli scenari di film come “La ricotta”, del grande maestro Pasolini, che proprio qui girò con Orson Wells e Paolo Melloni uno dei film più discussi dell’epoca.

Grazie ad un Corpo di tutela della Caffarelletta, si conservano i giusti equilibri ecologici.

Il Corpo controlla, tra le mille cose, anche che non vengano piantate piante non idonee all’area mediterranea.

Nonostante l’attento monitoraggio dei guardaparco, mi piace sottolineare, che qualche sconosciuto anni fa, liberò qui due pappagallini verdi, di quelli che uno lascia incivilmente marcire in una gabbietta dentro casa, sperando che un giorno il pappagallino gli risponda nella sua lingua… ma cosa vuoi che ti dica un pappagallino che è hai carcerato in una gabbietta di 5 metri cubi? “A str…o punto esclamativo”.

Scusate, insomma, quei due pappagallini, i primi liberi, hanno resistito all’inverno costruendosi una famiglia, che ora è una comunità e nel passeggiare si vedono stormi di pappagallini verdi, ambientatissimi, che trasformano il Parco della Caffarelletta nell’Amazzonia.

Dopo tutti gli elogi devo anche per correttezza evidenziare un neo.

Andando verso il “largo” in alcune vallate, ho incontrato delle capanne, non antiche ma recentissime, abitate da dei comunitari europei e non.

Rumeni, slavi, vivono in condizioni preistoriche, nascosti e senza condizioni igienico sanitarie adeguate; venuti a Roma con il sogno di una vita migliore, si ritrovano a dormire dopo lo sfruttamento lavorativo e le elemosine ai semafori, in delle tende da campeggio, in fosse naturali che sicuramente sono meglio delle sponde del Tevere, dove, anche lì, sta dilagando, usando un eufemismo,il fenomeno del campeggio abusivo.

Vi saluto invitandovi tutti a visitare il bellissimo Parco dalla Caffarelletta, un posto che per me, è più curativo di uno psicologo.

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