Il pianoforte di Krystian Zimerman

L'artista polacco è tornato a Roma. All'Auditorium con Bach, Beethoven e Chopin

Da quel primo modello messo a punto nel 1698 da Bartolomeo Cristofori, liutaio e cembalaro padovano alla corte di Ferdinando de’ Medici, ne ha fatta di strada il pianoforte. Da subito è entrato con disinvoltura e giusto merito nei salotti settecenteschi, per poi avere accesso nei locali di New Orleans. Soggetto privilegiato nella letteratura di Alessandro Baricco, il gravicembalo col piano e forte (così lo aveva battezzato Cristofori) è stato lo strumento al centro di numerose pellicole di successo, come il film “Il pianista” (2002) di Roman Polanski, e “La leggenda del pianista sull’oceano” (1998) di Giuseppe Tornatore, ispirato proprio dal romanzo di Baricco, Novecento. Praticamente tutti i più grandi compositori, Bach, Mozart, Beethoven, Bettinelli, Caikovskij, Debussy, Brahms, Szymanowski, hanno composto in suo onore sinfonie di ogni genere per PIANOFORTE SOLO. Il grande Chopin, stregato dai suoi suoni, l’ha voluto esaltare con sessanta mazurke, ventuno valzer e una tarantella. Il 16 aprile scorso, nella Sala Santa Cecilia all’Auditorium, la scena era tutta per lui. Al centro del palco, in maestosa solitudine, un meraviglioso pianoforte aspettava colui in grado di far vibrare per l’aere le sue accattivanti sonorità. L’attesa non è stata lunga. Alle 21.08 ecco entrare il giusto interprete, un polacco che vive in Svizzera, insegnante all’Accademia Musicale di Basilea, Krystian Zimerman. Il programma prevedeva nella prima parte musiche di Bach e Beethoven, e nella seconda Johannes Brahms e Karol Szymanowski. Ma Zimerman, che probabilmente non è un tipo amante della routine, fa uno sgarbo a Brahms e Szymanowski sostituendo la seconda parte con le variegate arie del suo connazionale Fryderyk Franciszek Szopen, uno dei più grandi pianisti di tutti i tempi, meglio conosciuto come Chopin. La Partita n. 2 in Do Minore BWV 826, di Bach, è la seconda di un gruppo di sei Partite, ossia “Suites di danze”, secondo la tarda accezione del termine, che occupano una posizione di assoluto rilievo nel catalogo del compositore tedesco. Infatti, sono opere che appartengono all’ultima fase creativa della vita di Bach. La Seconda Partita è diversa dalle altre perché si articola in soli sei movimenti. Una Sinfonia iniziale, pagina di vasto impianto, divisa in tre differenti sezioni: Grave, Adagio, Andante. Poi tre danze di prammatica: Allemande, Courante e Sarabande. Seguono gli ultimi due brani, estranei alla tradizione della suite: Rondeau, in 3/8 e a due voci, e Capriccio, diviso in due parti e a tre voci, con una densa polifonica impreziosita dalla estrosità della scrittura. Dopo Bach, Zimerman ha chiuso la prima parte con la Sonata in Do Minore OP. 111 di Beethoven, costituita da soli due movimenti: un Maestoso-Allegro con brio ed appassionato, e il vero cuore della Sonata, Arietta-Adagio molto semplice e cantabile. I passaggi di quest’ultima sono stati eseguiti in maniera sublime dalle veloci dita del pianista polacco, somiglianti alle leggiadre movenze di una ballerina classica che, calpestando i tasti, diffondeva per tutta la sala un canto di uccelli in volo. Alla fine della prima parte Krystrian Zimerman si prende i meritati applausi. Applausi che si trasformano in un’autentica ovazione dopo l’esecuzione della seconda parte, quella stravolta dalle melodie, mazurke e sonate di Chopin. Gli spettatori sono tutti in piedi. Zimerman appare sorpreso: non si aspettava una simile dimostrazione d’entusiasmo. E a tanta insistenza il grande pianista polacco non può che sdebitarsi concedendo un bis. Questa volta sì: Johannes Brahms.

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