

Veltroni: “siamo passati da 70 a 160 chilometri di pista ciclabile e presto, arriveremo a 230”. Criticato dai ciclisti l'anello di collegamento tra la ciclabile del Tevere e l'Eur
1- Un tratto della ciclabile. 2- Veltroni. 3- Prestipino e Loberafo. Foto www.biciroma.it
Lunga 6,2 km e costata all’Assessorato all’Ambiente del Comune 2 milioni 600 mila euro, la Pista Ciclopedonale Cristoforo Colombo è stata inaugurata mercoledì 19 settembre 2007 alla chiesetta di via delle Terme di Caracalla, in occasione della settimana Europea della Mobilità Sostenibile. Hanno presenziato l’inaugurazione diversi esponenti dell’amministrazione pubblica: il sindaco di Roma Walter Veltroni, Dario Esposito assessore all’Ambiente del Comune di Roma, Giuseppe Lobefaro, presidente del Municipio I e Patrizia Prestipino presidente del Municipio XII.
Dopo quelle che si snodano lungo il Tevere e l’Aniene, questa terza “dorsale” romana per le biciclette parte da Ponte Sublicio e, percorrendo il Lungotevere Aventino, via della Greca, viale del Circo Massimo, via delle Terme di Caracalla, via Cristoforo Colombo e via Laurentina, si interrompe all’Eur.
Il terzo stralcio della pista (di competenza dell’ente Eur spa) è già stato finanziato, ma è tuttora in progettazione: unirà al sistema di percorsi ciclabili le zone Torrino e Vigna Murata.
Ad oggi mancano altri due tratti: quello che dalle Mura Aureliane porterà alla sede della Regione Lazio e quello che da via Cristoforo Colombo raggiungerà la stazione Marconi della metro B, la cui apertura è prevista entro dicembre.
Secondo le stime dell’Assessorato all’Ambiente, 100 mila cittadini tra residenti e chi lavora in zona vinceranno la loro pigrizia e si sposteranno in bici sulla nuova ciclopedonale.
Tuttavia, molte associazioni ciclistiche hanno espresso il loro malcontento riguardo a questo percorso: "non è rubando spazi ai percorsi pedonali che si migliora la ciclabilità in città". Ed ancora: “Apprezziamo le nuove ciclabili – Ha detto Fausto Bonafaccia, Presidente di BiciRoma – ma ci da molto fastidio che invece di realizzarle in modo ottimale vengano fatte scelte di compromesso che ne inquinano la reale utilità”.
Durante l’inaugurazione è stato distribuito un volantino dal Coordinamento Ciclisti Urbani in cui si denunciava il fatto che per percorrere la ciclopedonale si impiegano circa 25 minuti contro gli 11 su strada: una vera perdita di tempo per quanti devono usarla come via di spostamento e non per le gite domenicali. Eppure percorrerla è obbligatorio, altrimenti si può finire sanzionati.
Infatti oltre a dover condividere la carreggiata con i pedoni, numerose barriere architettoniche ostacolano il passaggio: le scalinate del lungotevere che costringono a sollevare la bici, alberi, bidoni, passi carrabili, etc. In alcuni punti la pista s’interrompe e, in corrispondenza del Roseto a via del Circo Massimo, sparisce del tutto per addentrarsi sull’Aventino.
Ciò nonostante per l’Assessore alle Politiche dell’Ambiente, Dario Esposito, questo percorso ciclopedonale è “un altro pezzo di città sottratto alle auto” e parte di un progetto mirato a “realizzare una ciclabilità urbana che possa essere usata tutti i giorni per andare a scuola o al lavoro”.
Certo, la morfologia del territorio romano e la stessa struttura urbana della città creano difficoltà evidenti, ma, oltre a seguire le direttive incentivate della Comunità Europea, ci si potrebbe ispirare alle soluzioni ideate da altre città europee come Berlino, dove è stato approntato un master plan delle piste ciclabili che riguarda la pavimentazione, i dislivelli, la segnaletica. Oppure Monaco, dove ci sono ben 900 km di piste ciclabili, mentre i circuiti preferenziali per le bici sull’intero territorio italiano sono appena 1.800-2.000 km.
Giovedì 20 settembre 2007 il sindaco Walter Veltroni, a cui l’Associazione Italiana Città Ciclabili ha consegnato la Bici Blu, un riconoscimento per i sindaci più impegnati nella promozione della ciclabilità urbana, ha detto: “siamo passati da 70 a 160 chilometri di pista ciclabile e presto, con la realizzazione di ulteriori 70 arriveremo a 230, tanti per una città come la nostra”.
Chissà se anche la Bici Blu finirà, come tante altre, inutilizzata nel ripostiglio o servirà per dare il buon esempio ai poco ecologici e troppo motorizzati cittadini romani.
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