

A casa di chi ha fatto la storia del nostro jazz
Lino Patruno fotografato da Maria Novella De Luca
Lino Patruno, a soli diciannove anni inizia la sua carriera nelle prime jazz band di Milano. Ha suonato con i più grandi interpreti americani tra cui il grande Joe Venuti; ma anche Albert Nicholas, Bill Coleman, Wingy Manone, Bud Freeman, Bucky Pizzarelli, Oscar Klein, Yank Lawson, Peanuts Hucko, Teddy Wilson e il chitarrista Eddie Lang, al secolo Salvatore Massaro, un oriundo siciliano. Ha conosciuto molto bene Louis Amstrong, e il grande Frank Sinatra è stato suo amico.
Artista a trecentosessanta gradi: teatro, cabaret, cinema (ha scritto, con Pupi Avati, la sceneggiatura del film “Bix”, Festival di Cannes 1991) e tv. Ma è considerato, a ragione, il massimo esponente italiano di quella musica nera che vide i suoi natali a New Orleans.Per noi, Lino Patruno è il jazz.
Andando a casa sua, in un quartiere di Roma vicino via Cassia, ti aspetti di ripercorrere un pezzo della storia artistica del nostro paese. E così è.
L’abitazione di Lino è un museo: stanze piene di vinili, cd e vecchie cassette. Ma non c’è solo musica. Grande estimatore di film del genere western, il jazz man di Crotone possiede tutte le pellicole del suo idolo, l’attore americano John Wayne.
Vecchio e nuovo, antico e moderno si mischiano con musicale armonia. Nel salone c’è l’angolo tecnologico con tutta una serie di telecomandi, mixer, videoregistratori, dat, amplificatore, giradischi e vari lettori (per dvd, cassette e cd). Poco distante, sulla sinistra, un vero pezzo d’epoca: una radio dei primi decenni del secolo scorso. Apparteneva al suo grande amico Joe Venuti: «C’è una celebre foto – rivela Lino Patruno – che ritrae proprio Joe Venuti ed Eddie Lang con questa meravigliosa radio».
Vicino la finestra staziona imperioso il pianoforte, in dolce compagnia di uno strumento a fiato, contrabbasso, banjo e un originale sitar indiano.
Lino, il tuo amore per il jazz è nato quando eri un giovanotto.
«Mi sono avvicinato al jazz – confessa Patruno – perché era l’unica forma che ci fosse allora, rispetto alla canzone italiana. Non c’erano alternative, poi è arrivato il rock. Comunque era anche un modo di distinguersi, per chi voleva sentirsi un po’ così, nel segno della ricercatezza».
Hai conosciuto i più grandi jazzisti e ti sei esibito insieme a molti di loro. Chi ricordi con più affetto?
«Senza dubbio Joe Venuti. Per me è stato come un secondo padre».
Non solo jazz. Anche cabaret e teatro.
«Colpa di una mia vecchia fiamma. Fu lei a presentarmi Nanni Svampa, con il quale misi su “Il teatrino dei Gufi”, insieme a Roberto Brivio e Gianni Magni. Poi ci siamo sciolti e rimanemmo io e Nanni. A noi si unì la brava Franca Mazzola, cantante e attrice. Con questa formazione arrivammo a realizzare, per la Rai, diverse serie televisive di successo. Inoltre, il trio mi permise di dedicarmi di più al jazz».
Con la Tv, Portobello e Enzo Tortora. Che ricordo hai di lui?
«Enzo era una persona molto colta e raffinata. Fu l’unico presentatore ad inserire una jazz-band in una trasmissione televisiva. Poi nessun altro osò tanto, ma d’altra parte, come diceva Marlon Brando: “Il cinema lo fanno i registi. Il teatro gli attori. La televisione la fanno gli altri”. A proposito, ho fatto anche cinema e c’è un film per il quale ancora mi ricordano, Delitto a Porta Romana, con Tomas Milian».
Adesso fai il divulgatore del jazz.
«È una delle tante cose che mi permetto di fare. Ma lo faccio già da anni. Ho tenuto seminari all’Università di Roma 3, nelle scuole, a Cinecittà, all’Università del cinema e della televisione. Tra l’altro, sempre all’Università, alla Sapienza, con il mio gruppo ho fatto un concerto sinfonico, proprio l’anno scorso».
Il tuo rapporto con Roma.
«Roma è una bella città. Ma i romani non le vogliono bene, altrimenti non la renderebbero un porcile. C’è troppa maleducazione, forse perché i signori sono andati via, all’estero. Al supermercato, l’altro giorno, una cliente come al solito ha preso la verdura senza mettere i guanti. Gli ho detto: “Signora ci sono i guanti”. Sai cosa mi ha risposto? “Si faccia i c…. suoi”. Questo a Ferrara non succederebbe. Tutta la gente si rivolterebbe contro queste persone: “Come si permette? Si metta i guanti!”. Invece, da Roma in giù questo senso civico non esiste. E se te lo dico io che sono calabrese…».
Attualmente potete vedere e sentire Lino Patruno su www.rai.tv. Sono disponibili le quaranta puntate della trasmissione televisiva condotta da Lino e andata in onda gli ultimi tre anni su RAI DOC. Per una connessione veloce collegarsi al link:
http://www.rai.tv/mpprogramma/0,,^^53619,00.html
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.