

Dopo lo sgombero della megabaraccopoli cresciuti gli insediamenti in via Severini, dietro il Centro Carni e in viale di Torre Maura
Sono passati solo pochi giorni da quando sotto lo sguardo sodddisfatto del Sindaco Alemanno, dell’Assessore Belviso e del Prefetto Pecoraro, l’ultima baracca dell’insediamento abusivo di Casilino 900 è crollata sotto i colpi della benna di una ruspa.
Abbiamo ascoltato, in quell’occasione attentamente le parole del Sindaco e abbiamo cercato, nel modo più fedele possibile, di descrivere la giusta soddisfazione di chi dopo oltre 40 anni aveva eliminato un insediamento abusivo fatto di uomini, donne e bambini e che anche a causa dell’alto numero di presenze, aveva creato con gli abitanti delle zone limitrofe una miriade di problemi, ormai irrisolvibili.
Il Sindaco Alemanno durante la cerimonia simbolica di chiusura del campo, ha sottolineato che la popolazione Rom presente sul territorio del Comune di Roma è di poco superiore alle 6.000 unità e che quindi non può costituire un problema insolubile per una città di oltre 3 milioni di persone.
Ma sono intanto davvero 6 mila? Forse i conti non tornano. Ad esempio si è sempre parlato che presso il campo del Casilino i residenti Rom, sfiorassero le 900 unità. I ricollocati sono stati 600 e quindi circa 300 persone si sono volatizzate nel giro di due o tre mesi? Dove sono finiti?
Ma la risposta è più semplice di quanto si immagini. Al Casilino 900, da sempre definito il campo Rom più grande d’Europa, è accaduto che ad ogni verifica tesa a stabilire l’esatto numero dei residenti, decine e decine di "irregolari" evitavano con la fuga, di fornire le generalità e i dati necessari alla loro futura collocazione.
Nordafricani, Rumeni e cittadini della ex Jugoslavia raccattavano le loro misere cose e si mettevano alla ricerca di altri luoghi appartati dove ricostruire una baracca e riprodurre in scala minore l’aberrante situazione del Casilino 900, ma che grazie all’inerzia di quanti sono addetti al controllo del territorio e al rispetto delle leggi rischiano di assumere nel giro di pochi mesi dimensioni mostruose e la "favela" di via della Martora, ne è esempio eloquente.
Queste precisazioni non vogliono essere assolutamente polemiche nei confronti dell’attuale amministrazione capitolina che ha comunque il merito di aver eliminato un problema ultraquarantennale e creato i presupposti per il completamento (dopo il trasferimento degli sfasciacarrozze e i necessari investimenti) del Parco Archeologico di Centocelle.
Si vuole soltanto segnalare come i "fuggiaschi" di Casilino 900, hanno di fatto già ingrossato due realtà abusive, una in un prato su via Severini, dietro il Centro Carni e l’altra in viale di Torre Maura in un’area abbandonata tra le case popolari e lo stabilimento del Messaggero, insediamenti che sebbene segnalati, continuano ad espandersi, sotto gli occhi, come dicevamo, di quanti sono preposti al controllo del territorio.
Si dice che esiste un piano nomadi del Comune di Roma e delle aree individuate da tempo per realizzarci dei campi attrezzati dalle ridotte dimensioni e che questo piano non viene divulgato per evitare le proteste da parte dei municipi (sempre gli stessi) che dovrebbero farsi carico del problema, ma non si dice quali sono le proposte e le soluzioni per eliminare ed evitare una volta per tutte la nascita di nuove "favelas" che pur ripronendo tanti piccoli Casilino 900, non sono niente affatto abitati dalla popolazione Rom.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.