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Intervista a Corrado Tedeschi e ai protagonisti della commedia “Sabrina”

Successo al Teatro Manzoni del simpatico conduttore televisivo con la versione teatrale del famoso film di Billy Wilder con Humphrey Bogart e Audrey Hepburn

Buon successo di pubblico per la versione teatrale di “Sabrina”, la commedia brillante di Samuel A. Taylor portata sul grande schermo da Billy Wilder nel 1954 con un indimenticabile film che vide protagonisti Humphrey Bogart, Audrey Hepburn e William Holden.


Questa versione italiana andata in scena al Teatro Manzoni, rione Prati, dal 3 al 29 ottobre, ha avuto come protagonista maschile Corrado Tedeschi nei panni di Linus Larrabee, un cinico uomo d’affari della New York degli anni 30. Il simpatico conduttore televisivo ha interpretato il ruolo che nella pellicola di Wilder fu di Humphrey Bogart, successivamente ripreso poi da Harrison Ford.


Corrado, tu non somigli certo ad Humphrey Bogart. Ti avvicini di più ad Harrison Ford. Il tuo Linus Larrabee non è antipatico come quello di Bogart.


«Certamente Linus non è un personaggio dalla grande umanità. È il tipico manager di Wall Street, con il pelo sullo stomaco. Infatti, non si fa scrupoli neanche con il fratello quando questo, innamoratosi di Sabrina, potrebbe intralciargli i piani. Io cerco di interpretarlo, soprattutto nella prima parte, in maniera più cinica possibile. Anche perché più forte è il contrasto iniziale, più grande ed efficace sarà la sorpresa finale, quando Linus si rivela un uomo pieno di fragilità e terrorizzato di innamorarsi. Humphrey Bogart aveva una maschera particolare. Non spingeva mai sul pedale dell’umorismo. L’umorismo era la situazione. Era un film brillante, come del resto la nostra commedia: brillante, ma non comica. E il pubblico si diverte. Per un attore invece, la cosa più divertente e bella, direi una sfida, è interpretare un personaggio che è lontano da lui. Ed io non adoro certo il mondo dell’alta finanza. È un mondo che non mi appartiene, lo detesto».


Hai interpretato anche il dottor Higgins, al fianco di Gaia De Laurentiis, in “My fair lady”. Differenze con Linus Larrabee?


«C’è una somiglianza di fondo: fanno parte entrambi dell’alta borghesia e dell’alta finanza; sono tutte e due abbastanza cinici. Io li interpreto con una certa ironia, anche perché è un tratto del mio carattere e quando posso lo trasferisco nei miei personaggi. E in genere i personaggi in scena portano sempre qualcosa di chi li interpreta. Infatti, soprattutto nella seconda parte ci sono delle cose divertenti che io metto, e che mi appartengono, per sottolineare l’imbarazzo di Linus nella insolita veste di innamorato».


Tu sei nato con il teatro, anche se molti non lo sanno. Una volta hai definito la tv come la moglie e il teatro l’amante. Che ne pensi del teatro in tv come ai tempi della televisione in bianco e nero? A proposito, quando farai “La coscienza di Zeno” avvisaci.


«Lo sai che questo è un altro dei miei grandi sogni che prima o poi si realizzerà: interpretare La coscienza di Zeno. Secondo me il servizio pubblico dovrebbe infischiarsene degli ascolti e rischiare di mandare in diretta tv in prima serata, una volta a settimana, una rappresentazione teatrale. Il teatro va visto comunque in teatro, lo dico davanti agli amici della Rai che oggi stanno riprendendo, però la tv sarebbe un buon veicolo promozionale, sebbene le presenze di pubblico in teatro siano aumentate. E credo che farebbe bene anche alla tv. Oggi i tempi sono cambiati, ma il livello culturale penso sia sceso notevolmente».


Tu nel tuo bagaglio professionale hai la televisione; Renato Cortesi, che nella commedia interpreta tuo padre Oliver, è un famoso doppiatore; Corinne Bonuglia, Sabrina, oltre ad aver fatto televisione è una danzatrice professionista, è stata alla scuola di danza classica e modern jazz di Renato Greco. Altre esperienze artistiche aiutano nel teatro?


«Indubbiamente ti porti dietro qualcosa. Il teatro però si differenzia da tutte le altri arti perché la voce va portata. Nel mio caso la tv ha acuito in me la sensibilità nelle reazioni del pubblico. Io sono molto attento alle reazioni degli spettatori, un attore non dovrebbe».


Con chi ti intendi di più nella compagnia?


«Volenti o nolenti si sta insieme per sei mesi, si diventa una famiglia. Si deve andare d’accordo con tutti, guai se così non fosse. Per questo nella scelta del cast oltre a tener conto della professionalità, oggi un po’ bistrattata al punto tale che qualcuno ha portato dei fenomeni che non hanno nulla a che vedere con il palcoscenico, si presta attenzione all’aspetto caratteriale delle persone. Recitare con una persona antipatica sarebbe pesante. Per esempio, io amo molto Corinne perché è una persona deliziosa. Immagina che dramma baciare tutte le sere una persona che odi: non sarebbe il massimo».


Hai notato differenze nei diversi pubblici?


«Partendo comunque da una base di gradimento notevole, in città si hanno più occasioni, il pubblico è più abituato e per questo più severo. A Napoli, per esempio, sono severissimi, giustamente, perché loro stessi recitano nella vita. In provincia si trova ancora quell’entusiasmo genuino. Gli spettatori si divertono in modo più semplice, ma non per questo sono meno competenti, tutt’altro».


Quando ritorni in tv?


« Abbiamo in programma 140 serate in tutta Italia. Per quest’anno niente tv. La gente mi dice “Ma come, lasci la tv?” Si, lascio la tv perché vado a fare un mestiere che mi affascina di più».


Il teatro è il primo amore di Corrado, e il primo amore non si scorda mai.


Nel film del 1954 il padre di Linus, Oliver Larrabee, interpretato da Walter Hampden, aveva un ruolo marginale. Qui il regista Massimo Natale, non potendo tenere a freno il dinamico ed esplosivo Renato Cortesi, noto doppiatore, cui è stata assegnata la parte, ha dovuto per forza rivalutare il vecchio di casa Larrabee.


«In effetti nel film il padre aveva una parte meno visibile – conferma Cortesi – Qui per essere credibile ho dovuto truccarmi da vecchio, dato che io nella realtà non ho certo 70 anni. Io sono un attore e anche un doppiatore. In genere si pensa che il doppiatore sappia fare solo il doppiaggio e l’attore solo l’attore. Invece ci sono attori molto bravi che non sanno fare il doppiaggio, uno fra tutti il grande Giorgio Albertazzi. Ci sono doppiatori che sanno anche recitare e altri che se li metti sul palcoscenico vanno in difficoltà. Io ci tengo molto a questa dicotomia, ovvero il fatto di poter essere un doppiatore ma anche un attore. Ho anche insegnato doppiaggio facendo tre corsi a Napoli».


Tu Renato hai lavorato con Fellini, vero?


«Ho lavorato moltissimo con Fellini. Anzi, ho addirittura un libro in cui viene descritto tutto il rapporto di Fellini con i suoi doppiatori (Voci del varietà. Federico delle voci. I direttori di doppiaggio di Fellini, a cura di Tatti Sanguineti, n.d.r.). Sono stata una voce prediletta di Fellini a partire da Il Casanova. Ne I clowns ho fatto le voci dei tre clown cambiando gli accenti in francese e bergamasco. Nel film Roma ho doppiato Fellini giovane. Ho doppiato anche Gerard Depardieau e William Hurt, nei loro film più impegnati».


Un altro personaggio messo in risalto dal regista è la svampita zia Julie, interpretata da una divertentissima Milly Falsini. Milly è il vero e proprio fulcro della commedia. Bionda, radiosa e ferma, come il sole, con gli altri interpreti che ruotano intorno come pianeti.


«Colleziono da sempre – mi confida Milly – Avevo cominciato con i profumi e poi con gli orologi. Ma erano troppo impegnativi. Adesso colleziono saponette d’albergo. Le conservo in una grande anfora di vetro. Quando mi serve un indirizzo o un numero di un albergo, rovisto nell’anfora. Dovrei cambiarla, è quasi piena. Ma non posso, ho casa piccola».


Un dubbio amletico mi assale: “Ma quanto è grossa quest’anfora?”.


In quel momento arriva tutto trafelato Gabriele Villa, un altro attore del lavoro teatrale.


«Sono dovuto venire in taxi – racconta – La mia auto si è fermata in mezzo a via Cristoforo Colombo e non è voluta più ripartire. Meno male che non mi è successo a viale Trastevere».


Ironia della sorte; proprio a lui doveva succedere una cosa del genere. Gabriele Villa, nella commedia, è Thomas Fairchild, padre di Sabrina e autista di casa Larrabee: di auto se ne intende!


«Fairchild è un personaggio di secondo piano – prosegue Gabriele – Non posso sbagliare. Se sbaglio non ho occasioni per rifarmi come chi, invece, interpreta un ruolo da protagonista».


Il fratello di Linus Larrabee, David, è interpretato da Andrea Carli, il nostro William Holden italiano.


Andrea, tu sei il tipico maschio latino. Non somigli al biondo William Holden che Wilder, per il suo film, volle addirittura ossigenato.


«Quel film lo conosciamo bene. Abbiamo preso tutti dalla Sabrina cinematografica. La cosa che fa piacere della nostra commedia, sentendo i commenti degli spettatori, è che i due atti scorrono via velocemente e in modo piacevole. Questo è indice di gradimento».


La Rai deve finire le sue riprese e porta via tutta la troupe. Portano via anche colei che avevo messo, non a caso, “dulcis in fundo”, in fondo alla scaletta delle mie interviste, Corinne Bonuglia, la protagonista femminile. Peccato perché Corinne somiglia incredibilmente all’allora venticinquenne Audrey Hepburn, la Sabrina della famosa pellicola cinematografica. Stesso sorriso dolce; identico taglio di capelli; gli occhi da cerbiatta, il collo lungo e le orecchie uguali alla protagonista di Colazione da Tiffany e Vacanze romane. Corinne è ancora più elegante nei movimenti, frutto della scuola di danza, e poi è più alta di quanto fosse la Hepburn. Proprio per questo, è senz’altro più affascinante. E il mio rammarico cresce.

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