

Parla Renato: Io, i "diversi", i dischi
Il mondo gay la guarda con qualche sospetto, dopo che l’anno scorso ha detto in tv: i gay sono un po’ come i bambini down, una categoria debole che va protetta. E’ stata una difesa vista invece come un attacco?
Sono stato un precursore, il primo che è riuscito a godere della stima e fiducia dei primi transessuali italiani. Persone straordinarie, con estro, che facevano arte. Ho aperto la strada a un cambiamento e non voglio essere ringraziato: ma consiglierei di stare molto attenti nel difendere la propria posizione, facendo in modo che l’umanità non si ghettizzi. Ho discusso spesso di queste leggende e sulle mie dichiarazioni su questi argomenti. Ho avuto la sensazione che le critiche fossero frutto di qualche "pompaggio", perché anche fra i gay, come dovunque, ci sono degli idioti. Uso il mio personaggio per dar voce alle classi più bistrattate, io. Figuriamoci se non ho a cuore la risoluzione di qualunque tipo di controversia: detto questo, ognuno viva la propria sessualità come gli pare.
Gira la voce di un disco, un inedito o un’antologia, entro quest’anno…
No, non esce nulla. A meno che io abbia autorizzato qualcuno senza saperlo: con la confusione che c’è in questi tempi, è facile che esca qualcosa e nemmeno lo sai.
I manifesti del tour MpZero nei quali non gli si vede il volto, è una sua scelta?
Ho scelto io quell’immagine perché sembrava una nuvola. E’ un’immagine poetica, di uno come risucchiato da una nebulosa.
Anche qui all’Olimpico rivedremo gli ospiti che si sono alternati con lei sul palco?
Si saranno di nuovo con me Mariella Nava, Daniele Groff, Jasmine e altri giovani.
Cosa vorrebbe dire ai sorcini romani che sono in fibrillazione per i due giorni qui all’Olimpico?
Loro già lo sanno: "Che devo fà cò voi, non dimenticatemi ehhhhhh".
La cronaca del concerto del 2 giugno a Roma
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