

Intenso ricordo da parte del Presidente Medici e della moglie Mina
‘’Piergiorgio Welby’’, da questa mattina il suo nome campeggia su una targa di marmo bianco nei giardini di Piazza Don Bosco.
E’ stata una cerimonia breve ma intensa che ha riportato sulla piazza l’emozione vissuta durante i funerali di Piergiorgio la mattina della vigilia di Natale dello scorso anno. Il 24 dicembre il portone della Chiesa maestosa era chiuso perché chiusa era l’istituzione che non voleva ascoltare il grido di dolore e la testimonianza di un suo fedele, di una persona che aveva chiesto per tanto tempo e che poi aveva deciso di morire dignitosamente non essendo più vita quella che era costretto a condurre nel proprio letto, completamente paralizzato dalla distrofia muscolare multipla.
Oggi il grande portone era aperto, non per resipiscenza ma quasi a segnare l’indifferenza per la cerimonia che si svolgeva nella piazza antistante. Il Presidente del X Municipio Sandro Medici ci ha tenuto a sottolineare che l’intitolazione è il frutto di una volontà politica municipale che, al di là delle divisioni politiche, ha superato tutte le procedure burocratiche. Un riconoscimento – ha proseguito Medici – per Welby che con la sua battaglia condotta nel dolore ci ha trasmesso sorriso e umanità lasciando una traccia profonda nel nostro quartiere e nel Paese.
Infatti dopo Welby la questione del come concludere dignitosamente la propria vita è uscita dalla clandestinità diventando oggetto di disegni di legge all’esame del Parlamento. Ha preso corpo il primato dell’umano rispetto a qualsiasi fede o convincimento filosofico. Un primato che deve essere garantito dalla laicità dello Stato.
Il Presidente ha ringraziato la cooperativa ‘’Cecilia’’ che ha assistito Welby con amore durante tutto il suo doloroso percorso e il consigliere comunale Eudo Giulioli di Sinistra democratica che ha condotto in Campidoglio la battaglia per l’intitolazione dei giardini. Infine ha riferito ai presenti il messaggio arrivatogli dalla ministra Livia Turco che non potendo intervenire, causa riunione del Consiglio dei ministri, ci ha tenuto a trasmettere la sua adesione alla cerimonia. Ha poi parlato Mina, la piccola grande moglie di Piergiorgio. Ha ricordato il tratto ironico e scherzoso del marito che non lo ha mai abbandonato anche nei momenti più duri e disperanti della malattia. ‘’Piergiorgio che oggi è libero e in pace sarebbe contento per questa cerimonia che contribuisce a farlo sentire ancora in mezzo a noi’’. A sua volta ha voluto ringraziare l’associazione ‘’Luca Coscioni’’ e i radicali italiani, rappresentati oggi da Gianfranco Spadaccia, che con la loro mobilitazione hanno dato voce politica alla lotta di Piergiorgio. Infine ha sottolineato come la cerimonia di intitolazione fosse un esempio di buona politica, di una politica che quando vuole sa decidere rapidamente. Una politica che deve saper legiferare sul ‘’testamento biologico’’ pensando ai diritti di tutti e non solo ai dogmi di alcuni. Ha poi voluto che una ragazza, Carolina, leggesse una breve poesia di Piergiorgio quale dono per tutti i presenti: ‘’Ieri, un miliardo di anni fa…’’.
Su invito di Medici quindi Mina, con mano emozionata ha scoperto la targa di marmo bianco con inciso il nome dell’amato compagno con cui ha trascorso 40 anni di vita. Un applauso fragoroso ha accolto il venir giù del drappo che la ricopriva. La piccola folla si è aperta quindi al passaggio della mamma 87enne di Welby, Luciana Cerquetta, che con un grande mazzo di fiori ha voluto raggiungere a piccoli e dolorosi passi la targa dedicata al figlio.
Numerosi i consiglieri municipali presenti, tutti della maggioranza, gli assessori Leuci e Capuano e, sul finire, il vicepresidente De Simone. L’opposizione completamente assente, a parte il consigliere Tilia di Forza Italia anche lui affacciatosi a cerimonia conclusa. Questo per dire quanto sulla questione eticamente sensibile dell’autodeterminazione della propria vita, testamento biologico o eutanasia che dir si voglia, siano ancora profonde le divisioni politiche e culturali fra i partiti e, a volte, dentro i partiti. Divisioni e qualche polemica che, purtroppo hanno preceduto e accompagnato a livello politico la decisione dell’intitolazione dei giardini a Welby.
Da oggi, comunque, Piazza Don Bosco porta al centro il ricordo su marmo di un uomo che con la sua dolorosa testimonianza battaglia ha voluto contribuire ad una battaglia di umanità, di civiltà e di laicità. Dall’altra parte della piazza un altro cippo, che però non porta i segni dell’ufficialità, segna il ricordo di un giovane di 24 anni, Roberto Scialabba, ucciso a colpi di pistola in una fredda sera di febbraio del 1978 da una squadraccia di fascisti capitanati da Giusva Fioravanti. Questa piazza, racchiusa dai possenti portici piacentiniani, porta in sé i segni di una storia ormai cinquantennale che, come ogni storia, ha prodotto i suoi martiri e le sue vittime.
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