

I ricercatori si rivolgono a studenti e genitori: “aiutateci a darvi il futuro che tutti meritiamo”
In occasione dell’assemblea nazionale dei ricercatori tenutasi venerdì alla Sapienza, il prorettore Bartolomeo Azzaro, ha spiegato « In tutta Italia oltre 10mila ricercatori hanno formalmente rinunciato alle attività didattiche. Se si conta che da questa categoria dipende il 40% delle lezioni si capisce quale sia l’impatto della protesta». L’allarme è stato lanciato anche dal Senato Accademico della Sapienza, che in una nota del 22 settembre, spiega:
“Abbiamo fatto tutto il possibile: abbiamo ridotto i Dipartimenti del 40%, le Facoltà del 60%, riordinato la governance, decentrando tutti i poteri gestionali di ricerca e didattica ai Dipartimenti con organi centrali e Facoltà che hanno funzione di valutazione premiale delle attività. La responsabilità è ora del Governo e del Parlamento che debbono dare risposte concrete sui finanziamenti ormai drammaticamente insufficienti (l’università italiana è ultima in Europa) e sullo stato giuridico che i ricercatori attendono da 30 anni. La Sapienza ha operato per razionalizzare, risparmiare riprogettare in funzione della qualità. Se dalla politica non ci saranno risposte, soprattutto finanziare, avremo una didattica da terzo mondo e una ricerca in dissoluzione. In tali condizioni non saremo in grado di iniziare l’anno accademico 2010-2011”.
Ricercatori e docenti precari si sono riuniti sabato a Roma, per creare un coordinamento nazionale che «promuova le prossime mobilitazioni e dia continuità alla lotta intrapresa». L’incontro nazionale è stato indetto dall’Unione sindacale di base, che ribadisce la contrarietà di tutti i sindacati di base ai tagli del Governo.
Inoltre, dopo aver approvato il testo di una mozione attraverso la quale viene resa nota la volontà del Cnru di attenersi a svolgere prettamente le funzioni che il loro statuto giuridico impone, il Coordinamento si è rivolto, con una lettera aperta, a studenti e genitori.
Nel testo vengono spiegati i motivi di questa grande mobilitazione, che tra l’altro coinvolge di riflesso anche studenti e famiglie. “Aiutateci a darvi il futuro che tutti meritiamo” apre la lettera.
“La conseguenza della nostra astensione dall’insegnamento, sarà la riduzione dell’offerta formativa degli atenei. Molti studenti – si legge – andando nelle segreterie non troveranno più, probabilmente, i corsi che avrebbero voluto frequentare e dovranno cercarseli in altre università. Le tasse d’iscrizione aumenteranno, i servizi per gli studenti si ridurranno, l’offerta formativa calerà drasticamente in quantità e qualità. Ecco perchè interessa anche voi la protesta. Evitare tutto questo – conclude il Cnru – dipende in gran parte da noi che lavoriamo nelle università, ma anche dagli studenti e dai loro genitori: insomma, dipende da tutti gli Italiani".
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