

A sostenerlo il XV Rapporto annuale Aci-Censis sulla mobilità presentato il 16 gennaio
Presentato, presso la sede Aci di via Marsala, il XV Rapporto annuale di Aci-Censis sulle abitudini degli italiani in automobile. L’auto rappresenta ancora il mezzo di spostamento a cui si ricorre nella quasi totalità dei casi, l’86.5%, seguito dall’abitudine di percorrere tratti a piedi (27.3%). Al terzo i mezzi pubblici urbani (18.9%) o extraurbani (12%), al quarto moto e bici (17.7 e 17.8%).
Invecchia sempre di più la popolazione alla guida: secondo proiezioni del Censis nel 2051 gli “over 65” saranno la maggioranza al volante (17.178.541 per il 38,5%) seguiti dalla fascia anagrafica 45-65 (13.384.758 per il 29,9%). L’utilizzo eccessivo dell’auto, per brevi spostamenti, rappresenta la principale causa della paralisi del sistema dei trasporti e degli ingorghi urbani che quotidianamente riguarda le città. A confermarlo uno studio della Commissione Europea secondo cui la media dei nostri tragitti in macchina è di soli 4 km.
A non fare a meno dell’auto gli uomini (43,1%; + 4.1% rispetto alla media), i residenti in comuni di medie dimensioni (30-100 mila abitanti; 46,1%; + 7,1% rispetto alla media), gli automobilisti più giovani (18-29 anni 49%; + 10% rispetto alla media). I principali spostamenti in auto riguardano il lavoro (65,1%) e in misura minore lo shopping (21,5%). Rispetto al passato c’è meno propensione a rinunciare al mezzo privato; se nel 2005 il 48% degli intervistati dichiarava di poter fare a meno dell’auto per alcuni giorni a settimana, oggi la percentuale è scesa al 34,8% (-13.2%).
“Spendiamo troppo per muoverci male. I cittadini costretti ad adoperare meno l’automobile a causa dei costi troppo elevati, ma privi di alternativa nei mezzi pubblici, non riescono a soddisfare il loro fabbisogno di mobilità”, ha affermato il Presidente dell’Aci Franco Lucchesi nel commentare i dati dello studio. “Le campagne di sensibilizzazione e gli appelli a favore del trasporto pubblico – ha proseguito Lucchesi – sono inutili se non tradotti in piani concreti di investimenti, così come l’Aci sostiene da anni”.
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