

Torna d'attualità con due film al cinema
Due film, "Fatti della banda della Magliana", uscito nelle sale pochi mesi fa, e "Romanzo criminale" di Michele Placido, in uscita in autunno, ripercorrono la storia della banda della Magliana, l’organizzazione criminale nata negli anni ’70 che deve il suo nome al quartiere da cui proveniva gran parte dei suoi membri.
E’ questa l’occasione per ricordarne lo sviluppo e le gesta: un periodo tristemente famoso per il quartiere, che oggi sembra così lontano, ma anche un pezzo di storia italiana. Droga, usura, riciclaggio, sequestri. Contatti con personaggi politici, mafia, camorra, servizi segreti, terrorismo di estrema destra.
La banda della Magliana, con le sue molte attività, ha terrorizzato la Roma degli anni ’70 e ’80, per poi espandersi oltre i confini della semplice criminalità locale, attraversando letteralmente tutti i più importanti avvenimenti politici del tempo.
La sua nascita può essere fatta risalire al 1977, quando Franco Giuseppucci ’er Negro’ organizza il rapimento e l’uccisione del duca Massimiliano Grazioli Lante della Rovere, allo scopo di ottenere il capitale iniziale da investire nel traffico della droga.
Malavitosi, usurai, contrabbandieri, borseggiatori o semplicemente ragazzi che vogliono ’fare soldi’ in fretta, si riuniscono intorno a personaggi come Nicolino Selis, Abbruciati, Maurizio Abbatino e Enrico Renatino De Pedis.
Inizia la lotta per il controllo della città, di quartiere in quartiere, riunendo vari gruppi criminali sparsi per il territorio. Sono numerosi gli omicidi di esponenti di bande rivali per la conquista del potere e la scalata dei boss romani.
Nel giro di pochi anni la banda entra in rapporti con mafia, camorra, ’ndrangheta, esponenti del mondo politico. I nomi dei suoi capi cominciano a girare e verranno collegati a fatti di cronaca fondamentali per la storia italiana: il caso Moro, l’omicidio Pecorelli, l’attentato del 1982 a Roberto Rosone, vice presidente del Banco Ambrosiano, i depistaggi nell’inchiesta sulla strage della stazione di Bologna. Vanno anche ricordati i contatti con Licio Gelli, il gran maestro della Loggia P2.
Con il tempo le ricchezze accumulate con i traffici illeciti richiedono l’intervento di banchieri ed esperti nel riciclaggio di denaro sporco, nonché la protezione delle autorità. E sarà proprio all’ombra delle istituzioni e con la connivenza di molti politici che la banda riuscirà ad affermarsi sempre più.
Basti pensare che a Roma venne scoperto negli scantinati del ministero della Sanità un vero e proprio arsenale, di cui la banda si serviva per le proprie attività.
La Banda della Magliana rappresenta quindi qualcosa di più di una semplice organizzazione criminale: era lo specchio di un’Italia fragile, in cui lo Stato era in piena crisi strutturale e la democrazia mostrava tutta la sua debolezza. Un’Italia dominata dai cosiddetti "poteri invisibili" che avevano creato uno Stato nello Stato, costruito sull’illegalità e con propri codici e regole.
Il declino per er Pantera, er Pugile, er Catena e altri arriva nel 1985 con l’arresto di Pino Calò. Ma la banda sopravvive ancora fino agli anni ’90 e precisamente fino al 1992, quando Maurizio Abbatino, uno dei fondatori e latitante dall’86, viene arrestato a Caracas, segnando così la fine dell’organizzazione.
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