

La vicenda è arrivata a Strasburgo grazie all’azione dell’Associazione 21 Luglio, che ha affiancato alcuni degli abitanti nello presentare un ricorso d’urgenza
Le ruspe erano già arrivate il 25 luglio, abbattendo cinque abitazioni lungo l’area golenale di Via Asciano. Dentro quelle case vivevano 14 persone, sei erano bambini. Famiglie costrette a lasciare tutto alle spalle, senza il tempo di salvare i propri beni.
Quella doveva essere solo la prima fase di uno sgombero più ampio, destinato a colpire anche altre 22 persone della comunità rom che ancora oggi abitano nell’area. Ma a bloccare – almeno per ora – le operazioni è intervenuta la Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo.
Il 18 agosto, infatti, la Cedu ha chiesto chiarimenti al Governo italiano: voleva sapere se, dopo gli abbattimenti di luglio, fosse stata offerta una sistemazione alternativa alle famiglie rimaste senza tetto, considerando la presenza di minori e persone fragili.
Una richiesta che pesa come un macigno, visto che le decisioni della Corte internazionale sono vincolanti per ogni Stato membro.
La vicenda è arrivata a Strasburgo grazie all’azione dell’Associazione 21 Luglio, che ha affiancato alcuni degli abitanti nello presentare un ricorso d’urgenza.
Secondo i ricorrenti, lo sgombero – eseguito nell’ambito degli interventi finanziati per il Giubileo della Speranza – avrebbe violato l’articolo 3 della Convenzione Europea, che tutela contro trattamenti inumani e degradanti. “Quelle famiglie – spiegano – sono state costrette a vivere in condizioni incompatibili con la dignità umana”.
Non è la prima volta che l’associazione denuncia le conseguenze degli sgomberi forzati. Già nelle ore successive agli abbattimenti, insieme alla parrocchia di San Gregorio Magno e al Nuovo Comitato di Quartiere della Magliana, era arrivata una forte presa di posizione: “Si stanno calpestando diritti fondamentali”.
Il presidente di Associazione 21 Luglio, Carlo Stasolla, non usa mezzi termini:
“Lo sgombero del 25 luglio è stato di una gravità inaudita. Diverse famiglie si trovano oggi in condizioni ancora più vulnerabili, con le case distrutte dalle ruspe. Con l’intervento della Corte europea – aggiunge – ci auguriamo che si possa sospendere ogni nuova azione di sgombero e avviare finalmente un percorso serio verso soluzioni abitative dignitose”.
Ora la palla passa al Governo italiano, chiamato a rispondere entro venerdì 22 agosto. Sul tavolo c’è il futuro di 36 persone, di cui molti bambini, che rischiano di restare senza un tetto sopra la testa.
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