

Sarà consegnata a tutti gli atleti che concluderanno la gara il prossimo 26 marzo
I partecipanti alla XII Maratona di Roma del 26 marzo 2006 riceveranno anche quest’anno l’ambita medaglia, opera dell’artista Alfiero Nena.
La medaglia.
Tema della medaglia di quest’anno: la Lupa. Con questo bassorilievo Nena si pone nella scia dei grandi che hanno cantato Roma. Un’opera che, tradotta in medaglia, verrà donata ai partecipanti della gara più difficile di tutte le gare: la maratona che a Roma assume i contorni dell’antico, dell’epica, dell’esaltazione, della gloria.
Sì, perché Roma è la più antica città vivente. Calcare le strade marcate e contornate dalle vestigia del suo passato aggiunge all’entusiasmo dell’atleta la percezione della gloria. Ecco perché la Maratona di Roma è la più bella del mondo.
Atletica e poesia
La nuova lupa che Nena ha scolpito va ad esaltare ancora la genesi di questa città e va a figurare bellamente tra le sculture e le pitture che l’hanno preceduta. Sul retro della medaglia è incisa la frase di Eugenio Montale: “Amo l’atletica perché è poesia”. Uguale, infinita poesia sembra emanare dalla tenerezza della lupa di Nena che volge il suo capo ai piccini. E’ gara anche questa.
L’ eccezionale composizione di Nena riesce a dare una storia e una trama non solo al soggetto della lupa ma alla città e alle sue origini. Non è la lupa etrusca solenne e distaccata. La lupa di Nena mostra interesse e attenzione verso i piccini e a loro rivolge il capo in atto di materna tenerezza. E’ impresso nel modellato un movimento rotatorio che invita a soffermare il punto di fuga dell’osservazione ora sui bimbi, uno di spalle e uno di fronte, ora sulle zampe ben salde per agevolare l’allattamento, ora sul capo proteso dell’animale. Guardate bene la lupa: ha la tipica postura dell’animale forte, fiero, anche feroce, che però diventa mansueto con i cuccioli dell’uomo e si adatta a giocare con essi.
Tra storia e leggenda.
Narra la leggenda che il malvagio re di Alba, Amulio, – che aveva usurpato il trono al fratello Numitore – obbligò la figlia di questi a diventare Vestale; in questo modo ella non avrebbe più potuto sposarsi ed avere eredi. Ma Rea Silvia quattro anni più tardi diede alla luce due gemelli; Amulio ordinò che fossero gettati nel Tevere ma i piccoli, incagliatisi presso il Palatino, miracolosamente si salvarono e furono allattati da una lupa.
I bimbi divennero grandi e Numitore – che nel frattempo aveva ricuperato il regno e cacciato Amulio – diede loro potestà di governo su quello stesso territorio attraversato dal Tevere dove essi erano stati trovati. Proprio lì furono gettate le basi della nuova città di Roma e fu così che il 21 aprile del 753 a.C. Romolo ne tracciò il confine con un solco. Per scherno Remo volle varcarlo ma fu ammazzato dal fratello. Fin qui la leggenda.
Le lupe di Roma
Ma quante sono le lupe raffigurate a Roma? Innanzitutto la Lupa capitolina, la stessa di cui parla Cicerone, raffigurata in bronzo nel V sec. a.C. e conservata nel Museo dei Conservatori in Campidoglio cui il Pollaiolo aggiunse dieci secoli dopo i due puttini. Questa statua fu colpita da un fulmine nel 65 a. C.; ne sono visibili le tracce sulla zampa posteriore sinistra. Nessuna fotografia, nessun disegno riesce a farle giustizia: bisogna vederla con i propri occhi per apprezzare in pieno la maestria con cui lo scultore etrusco – forse il celebre Vulca di Veio – ha ritratto questo animale nella cui espressione mirabilmente si fondono paura, intelligenza e ferocia. (Georgina Masson).
C’è poi la copia di questa lupa su una colonna accanto al Palazzo Senatorio al Campidoglio; quella inserita nella fontana del Tevere nel gruppo scultoreo delle Quattro fontane; una in marmo sotto la statua di Garibaldi al Gianicolo; un’altra in bassorilievo su un’ara romana del 125 d. C. al Museo delle Terme e una copia di questa a Ostia perché lì fu trovata; e poi ancora la lupa in bassorilievo in pietra al Museo della Civiltà Romana del II sec. a.C. con i gemellini scolpiti di spalle.
Alfiero Nena nel mondo
Lo scultore è nato a Treviso ma vive e lavora a Roma da più di quarant’anni. Diplomato all’Accademia delle Belle Arti di Roma, è stato ordinario di cattedra in vari Licei Artistici e Istituti d’Arte della capitale. Nena è famoso per i suoi monumenti collocati in luoghi importanti e suggestivi in Italia e all’estero. Suoi capolavori sono nella Basilica romana di S. Maria del Popolo con l’opera in bronzo “Cristo Lux mundi”, alle Sacre Grotte Vaticane, al Museo del Tesoro di S. Pietro, all’ente Enpaia all’Eur, in molte piazze di Roma, sul Monte Tiberio a Capri tra i resti della Villa Jovis con la grande statua della Madonna del Soccorso, in Sicilia, a Piacenza, a Terni, a Sorrento, al Lago d’Orta, in Francia, Svizzera, Inghilterra, Olanda, Danimarca, Stati Uniti, Argentina. Nel 1992 ha ottenuto per meriti artistici una vecchia scuola in via del Frantoio che ha ristrutturato per il suo studio e l’esposizione permanente delle sue opere.
Qui ha fondato l’Associazione Culturale FIDIA che ogni anno assegna il prestigioso Premio Fidia agli alunni delle scuole romane che si sono distinti nel campo dell’arte. Nel 1995 ha partecipato alla Biennale di Venezia con due sculture esponendo a Villa Pisani di Strà. Dal 1997 è Presidente onorario dell’A.N.S.I. (Associazione Nazionale Scultori d’Italia). Nel 2005 ha ricevuto il Premio internazionale “Foyer des artistes”.
Lo Studio Prof. Alfiero NENA è in via del Frantoio, 44/A – 00159 – ROMA (Tel . 06 40500636 – fax 06 2148559).
www.digilander.iol.it/alfieronena www.alfieronena.tk
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