

Non è il titolo di un bel libro ma il racconto di un ragazzo rumeno che abita sulle rive dell’Aniene
Foto di Gianmaria Di Donato
Stazione della metro di Ponte Mammolo. Nei pressi di questo importante snodo logistico della periferia romana, abitano moltissime persone. Qui però la normalità di un appartamento non è per tutti. Circa un centinaio di “residenti” abitano lungo le rive del fiume Aniene, proprio sotto il ponte della via Tiburtina. Sono in genere extracomunitari che, nella speranza di trovare qualcosa di meglio rispetto al paese che si sono lasciati alle spalle, hanno trovato invece una situazione di estrema povertà in un contesto di benessere diffuso. Ed è questo contrasto tra degrado e quotidianità che più colpisce quando si entra in quella che è una vera e propria baraccopoli.
L’ingresso del sentiero ciclabile del quartiere (di recente realizzazione), non è altro che una delle entrate di questa favela romana.
Cristiano è un ventiseienne rumeno. Vive in Italia da cinque o sei anni, sull’Aniene da uno. La sua baracca è una delle più “rimediate”, come ammette lui stesso; un telo di plastica come tetto e un televisore fuori uso come tavolino. Anche solo entrarci è una specie di impresa, adagiata com’è su uno degli argini, con gradini ripidissimi scavati nel fango. Per parlare con lui bisogna alzare la voce a causa del rumore assordante del fiume, che scorre a meno di mezzo metro dalla sua abitazione.
Gli chiediamo se è consapevole del rischio che corre a vivere così in prossimità dell’acqua, visto soprattutto lo straripamento dell’anno scorso; le forti piogge invernali infatti fecero innalzare il livello del fiume, allagando la zona circostante. “Mi ricordo di quello che è successo, – risponde alzando le spalle; – ci siamo rifugiati nelle baracche più in alto. Abbiamo aspettato che la situazione tornasse normale e ricostruito le case distrutte”.
Sulle prime sembra timido e non molto disponibile, ma superato il momento di imbarazzo iniziale, diventa difficile non farlo parlare.
Ci racconta che lavora in nero come muratore a 800-1000 euro mensili e non ha il permesso di soggiorno; non può pensare di prendere una casa in affitto. “Per un appartamento oggi chiedono più o meno mille euro, che è quello che guadagno io in un mese! Come farei a mangiare? Alcuni miei amici, che ‘guadagnano’ più di me, abitano in una casa vera, a mille euro al mese senza contratto. Quando il proprietario si è stufato li butta fuori, perché anche loro sono senza permesso di soggiorno e quindi senza diritti”.
Tutte le mattine si sveglia alle 5:30 per raggiungere il posto di lavoro (viale Libia) alle 7:30 con i mezzi pubblici. Alle 16:30 “stacca” e torna a casa; una birra con gli amici, un po’ di musica, cena e poi, stanco morto, va a dormire. Nonostante il disagio evidente in cui vive, ci tiene a sottolineare che la sua casa è spesso più pulita di quella di molti italiani, che gli è capitato di vedere per lavoro.
Ci parla poi dei rapporti col quartiere in cui vive; “Per quanto mi riguarda non ho mai avuto problemi, né con i residenti, che qui intorno portano i cani a spasso, né con la polizia; fino ad ora nessuno ci ha mai infastidito o cacciato dalle nostre case”.
Traspare la profonda dignità di Cristiano e dei suoi amici, consapevoli di condurre una vita disagiata e desiderosi di cambiarla al più presto e con qualsiasi mezzo.
A questo riguardo le sue ultime parole riguardano nientemeno che la politica internazionale, argomento che non mi sarei mai aspettato di trattare con un ragazzo in tali condizioni: “La mia speranza più grande è che la Romania entri nell’Unione Europea. In questo modo diventerei un cittadino comunitario e non avrei più bisogno del permesso di soggiorno”.
La speranza è sempre l’ultima a morire.
IL VIDEO http://pantagus.altervista.org/abitare_roma.htm
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.