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“La pecora nera” di Ascanio Celestini

Al Teatro Ambra Jovinelli fino al 5 febbraio. Spettacolo dedicato alle persone che hanno vissuto e vivono il manicomio

L’ultima fatica dell’attore romano Ascanio Celestini, che va in scena all’Ambra Jovinelli in via Guglielmo Pepe 5, fino al 5 febbraio, ha un titolo molto particolare “La pecora nera-Elogio funebre del manicomio elettrico”, e racconta, o per meglio dire dà la voce, a tutti quelle persone che hanno vissuto, e vivono, l’ospedale psichiatrico (o come un tempo si chiamava, manicomio).

In questi tre anni, Celestini, insieme alla regista Daria Menozzi, ha girato l’Italia, sentendo le testimonianze soprattutto di infermiere, per rendersi conto della realtà di questi istituti. Il progetto parte da Perugia dove nel 1978, con la famosa “Legge Basaglia” partì quella stagione di innovazioni nell’Istituto manicomiale, e la ricerca di Celestini lo fa approdare poi a Scandicci, a Roma, a Bologna, a Parma, a Reggio Emilia, a Udine, a Imola e a Venezia; fino a realizzare questo spettacolo.

Dice l’attore: “Nell’istituto si cura il paziente con una specie di chirurgia. L’individuo è malato nell’identità e il bisturi manicomiale interviene tagliando parti di essa. Il primo taglio è quello che serve a isolarlo dallo società, il secondo lo separa da quelli che lo circondano… il terzo taglio porta via la coscienza di essere una persona fino a farla diventare una macchina che consuma ossigeno, terapie e zappette durante i pasti per produrre escrementi da depositare nel corridoio.

Ma bisogna essere vigili e non credere che la sporcizia e il cibo scadente siano sinonimo di manicomio. Quando si migliora il vitto e si passa la cera sui pavimenti non si cancella l’istituzione manicomiale. La persona è ugualmente trasformata in un vegetale anche quando la serra che gli si costruisce attorno è un albergo di prima categoria. Il codice genetico dell’ospedale psichiatrico è lo stesso di tutte le altre istituzioni. Non servono i matti per giustificare il manicomio, basta incominciare a parlare di pazzia per creare il bisogno di esso. Basta la paura”.

Con il suo modo di intrecciare storie, Celestini riesce a farci riflettere sul ruolo stesso dalla pazzia, su tutte le istituzioni chiuse e soprattutto sulla tragedia dei manicomi, che molte persone hanno vissuto; continuando a farci ridere, anche quando ridere risulta complicato. Lo spettacolo fino al 5 di febbraio sarà all’Ambra Jovinelli, poi si sposterà ad Isola di San Servolo. Tutte le date del tour, comunque, sono consultabili su www.ascaniocelestini.it

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