

Uno dei direttori più richiesti della nuova generazione è stato ospite dell'Accademia di Santa Cecilia, sulle note di Gustav Mahler
Lunedì scorso, quattordici aprile, il trentaseienne Christian Arming, tra i giovani direttori più richiesti nel panorama sinfonico della musica classica, ha esordito all’Auditorium Parco della Musica di viale Pietro de Coubertin.
Arming, che a soli ventiquattro anni è stato nominato Direttore principale della Janácek Philharmonic Orchestra di Ostrava, posizione che ha ricoperto fino al 2002, ha diretto l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia sulle note della Sinfonia n. 5 in Do Diesis Minore del boemo Gustav Mahler, il quale diresse per la prima volta la Quinta a Colonia, il 18 ottobre 1904.
Il compositore, nato a Kalischt il 7 luglio 1860 e morto a Vienna il 18 maggio 1911, ideò la composizione, datata 1901-1902, con forti implicazioni di regia musicale, teatralizzandola con cesure e contrasti.
La Quinta Sinfonia è suddivisa in cinque tempi, raggruppati in tre macrosezioni, a imitazione delle due parti in cui si articolano i molti atti del Faust di Goethe. La prima sezione comprende il I e II tempo (Marcia funebre. Con passo misurato ritmato. Severo. Come un corteo funebre e Tempestosamente mosso. Con la massima veemenza), e alla fine prevede una lunga pausa, una sorta di silenziosa meditazione, uno stacco psicologico e temporale.
La seconda sezione è costituita dal solo III tempo (Scherzo), forse considerato da Mahler un intermezzo dal senso ironico, inserito tra grandiose scenografie di alto stile tragico (la prima sezione) e di intenso pathos (la terza sezione).
L’ultima sezione, appunto la terza, comprende l’Adagietto e il Finale, ossia la zona più introversa e quella più espansiva della Sinfonia.
Il IV tempo, l’Adagietto, è famoso perché utilizzato da Luchino Visconti come commento musicale al film Morte a Venezia ed è scritto per soli archi e arpa, con un effetto pittorico e trasparente: niente fiati e percussione. Le tre macrosezioni misurano rispettivamente: ventinove, diciotto e ventisette minuti e mezzo.
Il poeta inglese Jonathan Williams, in un libro, ha dedicato un breve poema a ciascuna delle dieci sinfonie mahleriane. Nel poema dedicato alla Quinta Sinfonia, egli trasfigura il I tempo come un volo di cherubini su una moderna e fatiscente megalopoli; il II tempo come un nugolo di fiori frantumati; lo Scherzo è un deforme valzer danzato sull’imbarcadero della lugubre villa di Maiernigg sul Wörthersee, residenza estiva di Gustav e Alma Mahler, dove morì, a cinque anni, la loro figlia Putzi; l’Adagietto tanti petali di clematide che cadono su un pallido fiume; il Finale una riflessione critica di Schönberg sulla musica mahleriana.
L’organico della composizione esige: 2 ottavini, 4 flauti, 3 oboi, corno inglese, 3 clarinetti, clarinetto piccolo, clarinetto basso, 3 fagotti, controfagotto, 6 corni, 4 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, percussioni, arpa, archi (tra cui 8 contrabbassi).
Una curiosità: sul libretto distribuito per l’occasione, c’è una foto che ritrae Mahler e sua moglie Alma sull’Appia Antica, insieme a Friedrich Spiro. Anche il tormentato Gustav ha potuto apprezzare la via più vecchia della città eterna.
E a proposito di apprezzamenti, chissà come si sarà sentito alla fine del suo concerto, l’esordiente direttore Christian Arming. La sua prima volta all’Auditorium è stata favorita dall’improvvisa indisposizione del grande Maestro Georges Prêtre. Comunque, nonostante il cambio, il Presidente dell’Accademia di Santa Cecilia, Bruno Cagli, seduto al centro della platea, è sembrato essere soddisfatto; come del resto il pubblico.
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