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La procura di Roma assegna un Gip per indagare sul Palazzo Fantasma del Vaticano

L’XI municipio di Roma aveva denunciato la costruzione di uno stabile su un’area tutelata che non ha mai avuto l’autorizzazione da parte del Comune di Roma. Mai stato presentato il progetto

Il 21 gennaio 2011 nell’amena cornice dell’area antistante della basilica di san Paolo fuori le Mura si è tenuto un incontro, organizzato dal presidente dell’XI Municipio di Roma, Andrea Catarci, per discutere del cosiddetto ‘Palazzo Fantasma’ del Vaticano che sta nascendo proprio nei luoghi adiacenti alla basilica, talaltro sotto vincolo archeologico, ma del progetto che prevede la sua costruzione non se ne ha traccia, né alla Regione Lazio, né al Comune di Roma e di conseguenza nemmeno nel Municipio XI di Roma.

I lavori riguardano, cosi come si legge nella nota del 1 marzo della Presidenza dell’XI Municipio, dell’edificazione di stabili che nasceranno sopra l’antico cimitero e una villa della Roma imperiale; la costruzione si estenderà su 5.000 metri quadri e ospiterà come ricordato nella kermesse degli Stati Generali di Roma Capitale, il centro di ricerca pediatrico del Bambino Gesù. Su questo tema si è tenuto anche un interessante incontro presso la Libreria Rinascita.

Sempre nella nota viene riferito che “il Municipio XI ha presentato un esposto che in cui denuncia la mancata richiesta di autorizzazione alle Istituzioni italiane”.
“Non vi è stato alcun coordinamento con gli uffici competenti – continua la nota – ritenendo che il Vaticano potesse seguire una procedura esclusivamente interna alla Santa Sede, in nome di un concetto di extraterritorialità con scarsi presupposti storico-giuridici”.

Durante l’incontro di gennaio era stata richiesta la presenza del ministro degli Esteri Frattini e di esponenti del Vaticano.
Il presidente Catarci informa che in quell’occasione è pervenuta solo la nota del Ministro degli Esteri dove si legge: “Si terrà conto negli approfondimenti degli interessanti elementi contenuti nella missiva del Municipio XI”.

A distanza di tempo, il 1 marzo 2011 è stata accolta la domanda del Municipio XI. “Dopo l’istanza di sollecito di assegnazione e di fissazione udienza – prosegue la nota della presidenza – è stato nominato il Giudice per l’Indagini Preliminari. Alla Procura di Roma spetta ora il compito di accertare eventuali violazioni delle norme. In attesa di conoscere gli esiti dell’istanza (con richiesta di sequestro del complesso edilizio), appare incredibile l’atteggiamento del Sindaco Alemanno, che non ha saputo proferir verbo sul sacrilegio che si sta compiendo in un’area definita patrimonio dell’umanità dall’UNESCO ed anzi ha voluto inserire nei piani di sviluppo della città proprio il centro di ricerca, ben sapendo che il Vaticano avrebbe avuto sul nostro territorio l’imbarazzo della scelta per la presenza di innumerevoli edifici di sua proprietà ma destinati a ben altri usi.”

“Non molto ma meglio di niente, verrebbe da dire, soprattutto se si considera che il Sindaco Alemanno si è limitato a etichettare come demagogica l’azione dell’Ente di prossimità“, ha dichiarato Andrea Catarci, in una nota del 21 gennaio 2011.
“Finora nessun esponente dei Governi nazionale, regionale e capitolino né altre autorità hanno ritenuto di dover intervenire a bloccare i 23.000 metri cubi di cemento che stanno inondando un sito considerato Patrimonio dell’umanità. La strada scelta è stata quella del silenzio o di una difesa aprioristica e immotivata del Vaticano, come nel caso del Sindaco. Nel territorio, al contrario, in tanti sono indignati – conclude Catarci -, per come l’interesse collettivo e il bene comune vengono calpestati, probabilmente al di fuori della legalità. Tali concetti sono rimbalzati in un numerosi degli interventi dei partecipanti”.

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