

Un coro di no da parte di molti consiglieri del VI Municipio. No alle liste bloccate
Alla mia precisa richiesta di esprimere un parere relativo alla proposta di abolire il voto di preferenza nelle elezioni municipali, istituendo al suo posto la “lista bloccata” (vale a dire: il partito presenta una lista di 25 candidati dalla quale trarre i consiglieri spettanti in base all’ordine di lista; l’elettore, in tal modo, non avrà alcuna possibilità di scegliersi il candidato che preferisce), il consigliere Memmo Colasanti (Gruppo DS) ha risposto in maniera icastica ed essenziale: “Una boiata pazzesca”. Alla mia seconda domanda se il consigliere fosse a conoscenza della fonte della proposta in oggetto, il medesimo ha così risposto: “Certo! Il segretario di Federazione del mio partito, i DS. Ciò non toglie che rimane una boiata pazzesca”. Altri consiglieri dello stesso gruppo (tra cui Baldassari, Proietti, Palmieri, Piccardi) hanno risposto in maniera più articolata e diplomatica ma, nella sostanza, hanno lasciato intendere di trovarsi perfettamente d’accordo con l’analisi formulata in maniera così rapida dal loro collega Colasanti.
Anche altri consiglieri non hanno ritenuto di spendere molte parole in più nel liquidare la proposta del sen. Esterino Montino. Italo Intino (Margherita), presidente del Consiglio municipale, ha invece aggiunto: “E’ un clamoroso salto nel passato, ai primi anni settanta, quando i consiglieri circoscrizionali non venivano eletti direttamente dal popolo, ma erano designati dai partiti sulla base dei risultati ottenuti da ciascuno nelle consultazioni comunali”. Sandro Santilli (Rifondazione comunista, assessore ai lavori pubblici) da parte sua ha così commentato: “Sarebbe la morte della democrazia a livello municipale e, nel contempo, la fine del processo di decentramento comunale. Tutto tornerebbe ad essere deciso nelle segreterie dei partiti a livello cittadino e gli organi comunali si riprenderebbero le competenze attribuite o delegate finora ai Municipi. A quel punto sarebbe meglio abolire i Municipi e ritornare alle vecchie Delegazioni comunali”.
Stefano Veglianti, capogruppo dei DS al VI Municipio e in teoria proponente della medesima proposta (in realtà ha opposto un deciso rifiuto all’invito rivolto a tutti i capigruppo municipali dei DS dal segretario cittadino Montino), ha motivato così il suo negativo atteggiamento: “Non mi sembra logico cambiare le regole del gioco a così poca distanza dalla data delle consultazioni, né mi sembra coerente con la battaglia che, a livello nazionale, il mio partito e tutta l’Unione stanno conducendo contro la cattiva proposta di legge elettorale proporzionale presentata dalla Casa delle Libertà in Parlamento. Non si può criticare la Destra a livello nazionale e poi fare proposte analoghe a livello locale. Inoltre mi sembra sacrosanto che l’elettore, a livello locale, proprio perché conosce personalmente i candidati del suo territorio, possa sceglierseli in maniera autonoma e responsabile. Anzi, io sarei favorevole a concedere due voti di preferenza, invece che uno. Allo stesso modo sarei propenso ad aumentare le competenze in possesso dei Municipi, invece di diminuirle, come da qualche tempo a questa parte si sta verificando”.
Insomma una proposta, quella del sen. Montino, leader cittadino dei Democratici di sinistra, che non incontra buona accoglienza nemmeno tra gli stessi consiglieri dei DS, tanto meno tra gli altri partiti della coalizione di centrosinistra. Perché farla, allora? A quanto si è saputo, anche sulla base delle dichiarazioni ai giornali dello stesso Montino, egli sarebbe fortemente preoccupato del lievitare delle spese elettorali che i vari candidati sostengono nelle varie consultazioni elettorali, e delle lotte intestine che si scatenano tra i candidati di ciascun partito. E’ evidente l’impressione provocata in lui dalle campagne faraoniche che, nelle recenti elezioni regionali, alcuni candidati DS, hanno organizzato e condotto con conseguente spreco di risorse finanziarie. Niente da invidiare alle analoghe campagne di molti candidati di AN e di Forza Italia.
Ci sembra però che la risposta a queste preoccupazioni, concretasi nella proposta in oggetto, sia del tutto sbagliata. Innanzitutto, perché a livello municipale non sono assolutamente ipotizzabili sprechi di risorse (con conseguenti pericoli di inquinamento) così come se ne verificano a livello comunale e regionale; in secondo luogo perché se si vuole veramente moralizzare bisogna partire dall’alto, non dal basso; infine perché le elezioni municipali (con l’attuale sistema) sono una grande conquista di democrazia e di partecipazione. Perché quindi spogliare l’elettore del più efficace strumento di controllo democratico sul candidato finora rimastogli?
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