

30 milioni di euro in tre anni, per la sperimentazione dell’ambizioso provvedimento
Una legge sul “reddito sociale” entro dicembre 2006. Questa la promessa dell’assessore regionale al lavoro Alessandra Tebaldi che, in sede di approvazione del bilancio regionale, aveva quantificato in 30 milioni di euro, distribuiti in tre anni, la somma occorrente per la sperimentazione dell’ambizioso e storico provvedimento. Oggi, alla sua agenda così ricca di impegni si contrappone quella, forse vuota, ma non meno ricca di aspettative dei lavoratori precari.
Balza inevitabile la domanda: chi saranno i beneficiari del fondo? Almeno nella prima fase della sua applicazione si pensa di dover favorire le donne e i giovani precari, vale a dire i soggetti più deboli nell’odierno mercato del lavoro. Ma niente timori reverenziali. Il finanziamento non verrà spalmato solo sulla capitale e i suoi dintorni perché la legge si propone di sostenere indistintamente tutte le aree della regione che versano in particolari o croniche difficoltà, come quelle di Rieti o Viterbo.
“Siamo l’unico paese europeo, insieme alla Grecia, a non avere una legge di questo tipo – precisa l’assessore – e perciò già dal prossimo anno intendiamo ampliare il fondo”.
Il provvedimento non sarà limitato all’intervento diretto, cioè alla mera erogazione di una somma a vantaggio del soggetto beneficiario, ma consisterà in una serie di interventi che prevedono anche la prestazione gratuita di alcuni servizi. “Il tutto – ha voluto sottolineare la Tebaldi – inserito nella insopprimibile funzione dei servizi per l’impiego, che andranno potenziati e portati a livello di quelli già presenti in altri paesi europei”.
Dato significativo, le linee essenziali dello schema di legge sono il frutto dei diversi incontri che la Regione Lazio ha tenuto fin qui, in via preliminare, con sindacati e organismi interessati e per questo costituiranno il punto di partenza della concertazione con le parti sociali.
“E sarà proprio in questa sede che ci confronteremo – ha aggiunto l’assessore – non solo sul testo di legge, ma anche sulla nascita di un nuovo welfare”.
Come si vede, condividendo l’ottimismo che circola alla Regione, i presupposti per poter licenziare il provvedimento entro dicembre o addirittura il mese prima ci sono tutti.
Il disegno di legge regionale, prima dell’approvazione definitiva da parte del Consiglio, dovrà passare l’esame della Giunta e poi della Commissione lavoro.
E adesso, via alla concertazione.
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