

Da giorni gli studenti universitari delle principali città tra cui Milano, Genova, Firenze e Roma stanno facendo sentire il loro forte dissenso riguardo la riforma universitaria del ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini portata al voto alla camera il 30 novembre, con esito negativo dato che il governo non ha raggiunto la maggioranza ed è “andato sotto” su due emendamenti.
La riforma riproposta ancora oggi dal ministro contiene innumerevoli tagli all’università, alla ricerca, al corpo docenti, una grossa riduzione delle facoltà, ma soprattutto anche tagli per qualsiasi corso integrativo. Insomma il malcontento generale studentesco lievita di giorno in giorno, infatti gli studenti iniziano già a preparare forti controffensive nel caso in cui la loro voce non venisse ascoltata. Già nei giorni scorsi sono avvenuti scontri con le forze dell’ordine che sono riuscite a non far avvicinare troppo gli studenti a Montecitorio, e purtroppo sono dovute intervenire anche con la forza causando anche dei feriti tra i ragazzi dopo che erano state lanciate uova ed ortaggi.
La situazione è diventata davvero insostenibile, il nostro livello di istruzione si è abbassato ulteriormente, la meritocrazia viene calpestata continuamente e le tasse universitarie di anno in anno aumentano, i servizi peggiorano e gli studenti ritengono che non possono rimanere fermi a guardare come le istituzioni invece di tutelarli quasi "gli bloccano il futuro".
Porto la mia testimonianza diretta dato che ho assistito alla manifestazione e alle assemblee da studente, e quello che si nota è una grande sfiducia, quasi un senso di scoraggiamento, un gran senso di rabbia e soprattutto una gran voglia di far sentire la propria voce, grande voglia di reagire, di non rimanere inermi di fronte al tracollo del proprio futuro.
Gli studenti inoltre come forma di protesta hanno iniziano a occupare le facoltà, a bloccare le lezioni, e se servirà si andrà anche oltre perché gli studenti vigliono essere i costruttori del proprio destino, del proprio futuro e non vogliono permettere che vengano loro tolte le aspirazioni.
Mi sento di rivolgere un appello, credo condiviso dalla maggioranza degli studenti, un appello di responsabilità alle istituzioni, che dovrebbero riflettere meglio sul da farsi, dato che c’è in gioco il nostro avvenire, ma soprattutto devono capire bene che il futuro di questo paese siamo noi, e se ci bloccano bloccano lo sviluppo del paese, e in definitiva il paese stesso.
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