La scuola in rivolta all’inizio dell’anno

In grande fermento maestri, professori, genitori e alunni per una riduzione della spesa dell'istruzione di 7 miliardi e 832 milioni entro il 2012

Un inizio d’anno scolastico segnato da grandi fermenti, non solo di maestri e professori, ma anche di genitori e alunni, per un piano di riduzione della spesa per l’istruzione pari a sette miliardi e ottocentotrentadue milioni di euro entro il 2012.

Anche i Consigli Municipali si sono sentiti coinvolti: il VI ha prodotto un odg in proposito e altrettanto si propone di fare il V.

La protesta si è concentrata sui contenuti del Decreto Legislativo 137 che, tra aspetti pure condivisibili, come quello della lotta al bullismo, propone nelle elementari il ritorno al maestro unico e la riduzione del tempo scuola a 24 ore settimanali. Un’operazione non dettata da alcuna esigenza pedagogica – sottolineano docenti e genitori – che maschera da riforma scolastica i diktat imposti dalla politica economica del governo, come ha riconosciuto il Ministro Tremonti, e riduce gli elementi positivi a una operazione di facciata.

In tutti i paesi moderni –si rileva- esiste nella scuola primaria un sistema di presenze multiple di insegnanti, che risponde alla pluralità di stimoli insiti in una società articolata e complessa come quella contemporanei leggere, scrivere e far di conto non basta più.

Il progetto governativo aggredisce quel segmento della scuola italiana che, con il modulo di tre insegnanti su due classi, lo colloca tra i primi del mondo, secondo i recenti dati dell’OCSE.

Le previsioni sono per un tempo scuola limitato dalle 8,30 alle 12,30 o al massimo alle 13,30, con gli sconvolgimenti nella vita delle famiglie facili da immaginare.

A farne le spese saranno soprattutto le fasce più deboli, perché la scuola delle 4 ore – sostiene un documento approvato dalla “Iqbal Masil” (l’Istituto di Centocelle intitolato al bambino pachistano simbolo della rivolta contro il lavoro minorile)- “non dà spazio ad attività di stimolo per la motivazione allo studio e di compensazione per i meno dotati”.

Le rassicurazioni espresse dal Ministro sul mantenimento del tempo pieno sono contraddette, tra l’altro, dalla massiccia riduzione del personale (87mila docenti in tre anni) e sembrano potersi riferire a un generico e limitato prolungamento a richiesta individuale delle 24 ore previste nel decreto, con la conseguenza della caduta generalizzata della qualità del servizio.

Da qui il dilagare della protesta, com’è comprensibile soprattutto nelle periferie.

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