

La storia che riguarda Santa Brigit di Svezia è ricca di strane leggende. La donna si trovava nella sua terra, quando, successivamente alla morte del marito, iniziò ad avere delle visioni molto realistiche, durante le quali si vedeva percorrere una scalinata di ossidiana. Una forza misteriosa la costringeva a scendere. Durante la lenta discesa, incontrava diavoli, angeli o altre incredibili creature, ognuna con un messaggio che riguardava il futuro.
Una volta, pare che al termine della scalinata, dove Brigit trovava splendore e musiche, una voce le disse di andare a Roma, di parlare al papa e al re e di visitare il Laterano. La santa donna attribuì la voce a Dio e decise naturalmente di eseguire l’ordine celeste. Così partì per un viaggio lunghissimo, insieme ad amici e familiari e man mano che il percorso proseguiva il gruppo di pellegrini diventava sempre più numeroso. Le persone, nella loro ignoranza, credevano di trovare una città meravigliosa con vie lastricate d’oro e torri che svettavano verso il cielo. Era anche l’anno santo 1350, quando cioè Roma avrebbe dovuto essere al massimo splendore.
La delusione fu grande per Brigit, quando giunse in questo luogo mezzo distrutto a causa della recente guerra civile, con palazzi abbattuti, torri crollate, monumenti disfatti, chiese cadenti, prive del tetto e completamente deserte; nei cortili dei conventi semidiroccati cresceva l’erba e pascolavano le capre. Il frontone del Laterano era crollato, e la più importante delle chiese era senza un tetto. A tutto questo si aggiungevano le scorrerie del Duca di Werner (comunemente Guarnieri) di Ursungen che aveva sparso il terrore per tutto il Lazio. Rimase famoso il suo motto :”Io sono il Duca Werner capitano di una grande compagnia, nemico di Dio, della pietà, della misericordia…”.
I romani erano persone rozze e attaccabrighe che non esitarono a offrire ai pellegrini vitto e alloggio a prezzi astronomici. Clemente VI, capendo che non poteva essere presente nella città eterna per l’anno santo, a causa di una lunga trattativa diplomatica tra Francia e Inghilterra, nominò due cardinali in sua rappresentanza. Il primo arrivò molto tardi e la sua presenza non venne infine considerata mentre il secondo, Annibaldo da Ceccano, si insinuò da padrone e riuscì ad inimicarsi tutti con le sue maniere altezzose. Giunse a Roma, scortato da centinaia di cavalieri riccamente bardati, sfoggiando un lusso in netto contrasto con le condizioni miserevoli della città.
Brigit, colpita per la triste condizione di Roma, passava il suo tempo a pregare e imparò il latino in breve tempo. Scrisse più volte ad Annibaldo, che non le rispose mai. Così, si presentò al palazzo, vestita di candidi veli, gridando invettive contro il cardinale per il modo in cui lasciava naufragare Roma nel fango e nella frode e chiamandolo anche “scimmia”. Questo insulto fece infuriare Annibaldo che rispose alla donna che solo una strega poteva avere il coraggio di trattare in questo modo il legato del papa. Alla conversazione ci furono diversi testimoni, e la plebe, da allora, chiamò “scimmia” il cardinale di Ceccano.
Nel cortile del suo palazzo, Annibaldo aveva un cammello, che fu visto dai Romani come una creature del demonio. Il palazzo fu assaltato dalla plebe che lo saccheggiò. In un’altra occasione, durante una processione, da una casa vicina a S.Lorenzo in Piscibus partì un colpo di balestra che si conficcò nel cappello del cardinale. L’uomo spaventato, pensò che fosse opera della strega e fece arrestare e torturare alcune persone sospette.
Brigit invece, guardava sempre più tristemente Roma e i suoi abitanti finché un giorno dal balcone del palazzo dove alloggiava a piazza Farnese, lanciò parole di fuoco contro i Romani e gli ambienti religiosi più corrotti. Questo avvenimento fece sì che i cittadini la prendessero in odio e qualche tempo dopo si radunarono sotto il suo alloggio. Tirarono sassi contro le finestre del palazzo, all’interno del quale tutti stavano tremando. Ma Brigit, coraggiosamente, si affacciò alla finestra per guardare negli occhi la gente inferocita. Alzò le braccia verso la folla in tumulto. I sassi che erano stati lanciati, rallentarono il loro viaggio e mancarono il bersaglio, cadendo a terra. Improvvisamente la gente si calmò e iniziò a pregare con la santa. Dagli occhi degli aggressori, sgorgarono lacrime di pentimento.
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