La terapia multisistemica in acqua al Prenestino e a Tor di Quinto

Anche a Roma il nuovo metodo per il sostegno e la terapia per i bambini autistici e con disturbi. La cura passa attraverso il nuoto

È giunta anche a Roma la Terapia Multisistemica in Acqua (TMA), un metodo terapico per aiutare, attraverso il nuoto, i bambini autistici o con diversi problemi psichici e motori. Effettuata per la prima volta in Campania i centri in Italia, che si occupano di questo metodo innovativo, sono circa un centinaio.

A Roma la terapia è svolta nel VI Municipio al Prenestino, presso il centro sportivo Fitness and Fun, in via B. Michelotti, e a Tor di Quinto presso la piscina della Polizia di Stato. I corsi sono tenuti, rispettivamente, dalla dott.ssa Grazia Maggio, psicologa e istruttrice di nuoto e dal dott. Victor Luigi Verolino, terapista e istruttore di nuoto.

La TMA è abbinata al nuoto, una disciplina completa, che può essere svolta da tutti. “L’acqua – spiega la dott.ssa Maggio – grazie alle sue proprietà consente di effettuare gli esercizi riducendo il rischio di traumi e, anzi, viene consigliata proprio come aiuto nella fisioterapia”.

Gli studi di diversi psicologi, in particolare di Giovanni Ippolito, psicoterapeuta ed ex-istruttore di nuoto per soggetti con disabilità e dei dottori Giovanni Caputo e Paolo Maietta hanno fatto emergere la teoria che il nuoto giovi alle persone che soffrono di autismo e che aiuterebbe a far regredire la patologia. Proprio sui movimenti in acqua è stata codificata la nuova terapia per l’autismo, detta appunto multisistemica, che viene effettuata in piscina permettendo di lavorare sulle abilità motorie, sulla comunicazione e sulle relazioni interpersonali. Aree, queste, duramente colpite dalla patologia. La TMA prevede varie fasi ed utilizza metodiche cognitive, comportamentali, relazionali e senso-motorie.
“Il nuoto – prosegue la dott.ssa Maggio – non è il fine della terapia, ma un prezioso veicolo attraverso cui raggiungere gli obiettivi terapeutici e migliorare le capacità di socializzazione e di integrazione. Acquistare dimestichezza con l’acqua – continua la psicologa – aiuta a far aumentare l’autostima e ad acquisire un senso di autoefficacia. Il soggetto si sente più sicuro ed in grado di interagire con l’ambiente esterno con un netto miglioramento anche delle relazioni con gli altri. Il nuoto e l’aspetto ludico, poi, aiutano anche a gestire le proprie emozioni”.

Per maggiori informazioni sulla Terapia Multisistemica in Acqua consultare il sito www.terapiatma.it e www.terapiamultisistemica.it.

Un approfondimento della terapia

La TMA è una terapia che coinvolge aspetti relazionali ed emotivi posti sotto forma di gioco. L’intero percorso prevede che anche genitori e familiari prendano parte alle varie fasi della terapia, per condividere i risultati ed i progressi. Un enorme stimolo per il paziente, che, oltretutto, apprende una disciplina sportiva in acqua, imparando delle regole. La presenza dell’istruttore, il punto di riferimento, stimola i pazienti ad avere fiducia negli altri.
Questo nuovo approccio è una terapia nata e sviluppata in ambiente naturale (piscina pubblica) e creata ad hoc per soggetti in età evolutiva, in particolar modo con disturbo autistico. Tutt’oggi è in via di sperimentazione anche grazie alla collaborazione di ricercatori universitari.
Con questa nuova modalità di intervento numerosi soggetti diversamente abili hanno ottenuto notevoli risultati sia sul piano relazionale che sul piano emotivo e comportamentale. Le tecniche natatorie e le capacità acquisite durante l’intervento, inoltre, vengono utilizzate come veicolo per raggiungere obiettivi terapeutici e attuare successivamente anche il fondamentale processo di socializzazione e integrazione con il gruppo dei pari.

La paura dell’acqua, che il bambino sperimenta, viene utilizzata come attivatore emozionale e relazionale capace di avviare una primordiale richiesta di sostegno. Il nuoto diventa il mezzo attraverso il quale si facilita la costruzione di una relazione terapeutica e il gioco viene utilizzato come strumento per promuovere il contatto e migliorare la gestione delle emozioni.
Il bambino, che impara a muoversi in acqua durante l’intervento può ridefinire le relazioni con il terapeuta e, successivamente, con gli altri suoi coetanei.
Raggiunta l’autonomia il soggetto, che nella fase iniziale aveva mostrato soltanto evitamento e allontanamento, comincia a mostrare, in piena indipendenza, un’intenzionalità relazionale con il terapeuta e con l’eventuale gruppo d’integrazione.
L’autismo è un disturbo psicologico che tende a comparire nei primi anni di vita del bambino. Agendo direttamente sul funzionamento del cervello influisce sui comportamenti e la comunicazione con gli altri. Le abilità sociali e comunicative sono pesantemente compromesse ed è quasi impossibile avere relazioni normali con se stessi e con gli altri. Varie forme di aggressività e autolesionismo sono due caratteristiche riscontrabili spesso nei soggetti autistici.

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2 commenti su “La terapia multisistemica in acqua al Prenestino e a Tor di Quinto”

  1. Sono interessato per mia figlia affetta da spettro autistico art 3 com 3 vorrei avere informazioni in merito. Mio n. 3***.

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