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L’Air Terminal Ostiense messo all’asta dalla Rfi

Avviata la procedura di vendita all’insaputa dell’Amministrazione comunale

La storia infinita dell’Air Terminal Ostiense, appunto perché infinita, prosegue. La Rete Ferroviaria Italiana (Rfi), che ne aveva conservato la proprietà, ha deciso di venderla al miglior offerente. 10 milioni e 820 mila euro: questo il prezzo base fissato per l’asta pubblica. Niente da eccepire. Se non fosse che l’operazione è stata avviata tenendo all’oscuro quell’Amministrazione comunale con cui la Rfi, nel 2003, aveva preso accordi. Ma gli obblighi del  protocollo d’intesa firmato nel 2003 da Veltroni e Cimoli, che stabiliva la destinazione ad uso commerciale e trasportistico dell’Air Terminal, verranno rispettati anche dal nuovo acquirente. Queste le rassicurazioni (tardive) della stessa Rfi  pervenute all’assessore al patrimonio Minelli.


Realizzato in vista dei Mondiali di calcio del 1990 insieme alle stazioni di Farneto e Vigna Clara (rimaste in funzione solo 15 giorni!) il Terminal, non a caso, era stato definito monumento all’inutilità,  una delle tante cattedrali del deserto servite solo a chi le ha costruite  e completamente abbandonate al degrado, non solo urbanistico. Con i suoi 140 barboni e relativo mercato dei posti letto, ha costituito per lungo tempo uno straordinario polo di concentrazione per l’emarginazione cittadina. Finché, grazie alla Giunta Rutelli, una decina d’anni fa, ha vissuto il suo momento di gloria. Scartata l’ipotesi (chissà perché) di farne  l’Orsay romano è divenuto comunque teatro di iniziative culturali, artistiche, sportive e con i suoi 300 mila visitatori in due anni, ha  avuto il merito di rivitalizzare un intero quartiere. Allora il Comune si proponeva di superare la formula del comodato puntando verso un’acquisizione definitiva. Segnali incoraggianti in questo senso provenivano proprio dal ministro dei trasporti Burlando il cui orientamento era quello di cedere ai Comuni il patrimonio “non strategico” delle Fs. Non se ne fece nulla. E l’immobile, benché fosse al centro di mille progetti (speculativi e non), fu così riconsegnato al degrado.
Il suo destino di contenitore vuoto, tra un alternarsi di occupazioni e di sgomberi, sembrava finalmente superato con la creazione di “Campidoglio 2”, il progetto di un nuovo polo amministrativo destinato ad riunire in un “unicum” gli uffici capitolini all’Ostiense. Il progetto comunale, 240 milioni di euro per l’edificazione di una cittadella di 77 mila metri quadrati per quattromila dipendenti, ha  rilanciato “alla grande” il Terminal che ne doveva essere parte integrante. Un centro servizi dotato di stazione  e uno commerciale: ristoranti, negozi, ma anche parcheggi per 1500 auto. Insomma, una struttura creata per assicurare tutte le funzioni di supporto a utenti e dipendenti e che, all’inizio, avrebbe dovuto ospitare anche gli uffici dell’Urp comunale.


Lo “sgarbo” della Rfi rimette tutto in discussione.  Proprio nella fase operativa del progetto (con parte del personale del Comune che ha già raggiunto la nuova sede dell’ex Manifattura tabacchi) al “puzzle” viene a mancare un pezzo fondamentale, mentre si riaffaccia lo spettro del contenitore vuoto e abbandonato nuovamente al degrado.


L’anno prossimo ci sarà l’inaugurazione della “cittadella”. Non sappiamo se l’Air Terminal ne farà parte. Noi ce lo auguriamo. Che Roma ridisegni il proprio futuro pensando a un nuovo assetto dei suoi uffici e, nello stesso tempo, dell’intera  città, è fatto positivo e in controtendenza con le altre grandi città italiane. Non siamo d’accordo, però, con quanti cercano di far rientrare il progetto “Campidoglio 2” nella riqualificazione delle periferie. Il quartiere Ostiense, per la sua centralità e la presenza di Roma 3, sta già vivendo un dinamico  processo di riqualificazione che rende la sua realtà molto diversa dalle periferie romane. Forse, altri quadranti urbani avrebbero potuto trarre vantaggio maggiore dalla grande occasione del trasferimento delle strutture comunali. Ma questo è un altro discorso. 

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