

La conferenza dell’ombra e dell’assenza
Poche le proposte innovative. Un assordante silenzio sulla “proposta indecente” di Montino
In questi mesi autunnali il maggior partito del centrosinistra (i DS) sta portando a compimento, con conferenze a livello di quadranti e di municipi, il lavoro intorno a ciò che dovrà essere, dopo un confronto con gli alleati della coalizione, il programma (o meglio: i programmi) di governo dei 19 Municipi romani. Anche i democratici di sinistra del VI Municipio, con una Conferenza tenutasi il 27 e 28 ottobre nella Casa dei Popoli di Viale Irpinia, hanno discusso sulle cose da proporre e da realizzare nell’eventualità di una vittoria del centrosinistra nelle elezioni di primavera 2006.
Il dibattito è stato introdotto dal segretario di zona, Massimiliano Valeriani, che nella sua ampia relazione ha toccato molti temi di politica nazionale e locale. Una grande enfasi è stata dedicata alle Primarie del 16 ottobre, considerate come un vero e proprio referendum che ha bocciato il Governo Berlusconi e la sua politica. Le primarie, inoltre, avrebbero finalmente sciolto il dilemma intorno alla leadership, consacrando definitivamente Romano Prodi, e avrebbero indicato chiaramente il gradimento popolare per una lista unitaria da presentare alle prossime elezioni: il cosiddetto “listone” formato da DS e Margherita. Nella sua relazione Valeriani si è soffermato anche sul futuro immediato della politica all’interno del Municipio: un grande plauso all’attuale Presidente Vincenzo Puro, considerato il “deus ex machina” di tutti i cambiamenti che, in 13 anni di governo, si sono registrati sul territorio ma anche un implicito augurio per futuri impegni a più alti livelli. Le manifestazioni elogiative nei confronti di Puro sono state una costante in tutti gli interventi che si sono susseguiti nei due giorni di dibattito: da Veglianti a Palmieri, da Vannisanti a Simonetta Gorini, da Morganti a Moretti, nessuno dei dirigenti locali del partito (ma la medesima cosa hanno fatto i vari assessori comunali, provinciali e consiglieri regionali che hanno preso la parola: da Maria Coscia a Enzo Foschi, da Bettini a Michele Civita, da Massimo Pompili a Esterino Montino) ha voluto risparmiarsi nel tributare all’attuale Presidente lodi per quanto fatto in passato e auguri per una luminosa futura carriera. Nonostante la presenza ingombrante del Presidente Puro, a nessuno è sfuggito che il problema di “ciò che farà da grande” costituisce l’autentica e grossa “ombra” del dibattito attuale in corso nel partito.
Con la nuova legge elettorale proporzionale, introdotta dal centrodestra, diventa infatti aleatoria la prospettiva di una candidatura di Puro nel Collegio V del Senato, collegio attualmente occupato dal senatore Falomi, a causa ovviamente della probabile eliminazione dei collegi. Il meccanismo della nuova legge, inoltre, prevede la lista bloccata con riferimento territoriale alla Circoscrizione regionale. Ciò sarà causa, con tutta probabilità, di una forte competizione all’interno dello stesso partito: tutti gli aspiranti candidati cercheranno di ottenere i migliori posti nella lista e, per questo, saranno mobilitate tutte le “lobbies” e i gruppi di pressione che si agitano negli oscuri corridoi e segrete stanze delle federazioni. Per tornare alla Conferenza di Villa Gordiani, dobbiamo dire che in tutti gli interventi, anche quelli pronunciati dai dirigenti locali, lo spazio riservato alle questioni locali non è stato prevalente. Anche nella stessa relazione di Valeriani, d’altronde, le questioni locali occupano si e no un decimo del testo, anche se vi si afferma che si è giunti alla Conferenza dopo una lunga campagna d’ascolto (quest’ultima affermazione è stata però contraddetta dal fatto che tutti gli intervenuti erano dirigenti di partito; nessun rappresentante della “società civile” era presente al dibattito).
Un tema, soprattutto, è stato poco o per niente trattato: il tema del decentramento, del suo ulteriore sviluppo oppure del suo restringimento. D’altra parte lo stesso Valeriani aveva sottolineato, en passant, che i DS non s’inscrivono “…al club di coloro che vorrebbero ulteriori decentramenti … Il processo di decentramento, è vero, ha conosciuto un rallentamento, quindi va rilanciato, certo, ma la direzione semmai è quella già tracciata dalla delibera 10 approvata dal Consiglio comunale alla fine della scorsa consiliatura … Lì dentro c’è già tutto quello che serve per dare ai Municipi ruolo e autonomia”. Stupisce, a tale proposito, questo strano “conservatorismo” di un partito che, da una parte, afferma a gran voce, e continuamente, la sua natura “riformista” mentre, dall’altra, si arrocca intorno ad un quadro normativo vecchio di sei anni, considerandolo quale “non plus ultra” in questione di decentramento e di partecipazione. In realtà le cose non stanno così come Valeriani e gli altri dirigenti che, su questo punto, hanno con lui concordato, vogliono far credere. Si sa che Esterino Montino, segretario cittadino del partito (non un pincopallino qualsiasi, quindi), ha agitato le acque limacciose della politica romana con la sua proposta (da qualcuno definita “indecente”) di cambiamento del meccanismo elettorale municipale, che prevede l’abolizione del voto di preferenza sostituito dalla lista bloccata, sull’esempio offerto dalla nuova legge elettorale nazionale proposta dal centrodestra. Ebbene, è stata proprio questa proposta (che, se approvata, sconvolgerebbe la realtà del decentramento istituzionale a Roma) la “grande assente” dal dibattito della Conferenza. Una sorta di tacita “conventio ad excludendum” che ha contagiato perfino lo stesso Montino che, nel suo intervento, di tutto ha parlato fuorché della sua proposta.
Comprendiamo come la proposta Montino abbia incontrato forti resistenze, a cominciare dallo stesso partito dei DS, ma, poiché risulta ancora in ballo, sarebbe stato opportuno (e soprattutto “democratico”), che qualcuno avesse sollevato il tema nella sede più adatta, cioè nella stessa Conferenza programmatica. Se, infatti, non si scioglie il nodo rappresentato dal problema di cosa farne del Decentramento (se svilupparlo ulteriormente, oppure farlo retrocedere a mera articolazione burocratica del Comune), e quali debbano essere il ruolo e le competenze degli organi istituzionali municipali (Presidente, Giunta, Consiglio), ci sembra del tutto superfluo organizzare questi “meetings”.
Francesco Sirleto
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