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Lazio, la disputa sui rimborsi con il gruppo San Raffaele di Angelucci: chiesto maxi risarcimento da 82 milioni di euro

Con interessi da 9mila euro al giorno e le perplessità dell'Avvocatura, le opposizioni pretendono la Commissione Trasparenza: "Un salasso per le casse pubbliche"

L’algebra delle transazioni pubbliche riservava da tempo sorprese nell’amministrazione laziale, ma la parabola finanziaria dell’assegno destinato al colosso delle cliniche private San Raffaele valica ogni soglia di ragionevolezza contabile.

Un contenzioso che la Regione stimava di estinguere firmando una liquidazione da 3 milioni di euro si è trasformato, per la forza di un verdetto del Consiglio di Stato e di un perito d’ufficio, in un salasso spaventoso che sfonda quota 82 milioni di euro. Quasi ventisette volte l’ammontare prospettato dagli uffici di Via Cristoforo Colombo nel febbraio del 2025.

Un iceberg economico che va a colpire direttamente le casse regionali in favore dell’impero della salute riconducibile alla famiglia dell’imprenditore ed esponente della Lega Antonio Angelucci. E mentre la mora viaggia al ritmo spaventoso di 9.000 euro di interessi al giorno, la Pisana viene travolta dalla bufera politica.

La genesi della disputa: dalle carte del 2011 alla stangata dei giudici di Palazzo Spada

Per comprendere come sia stata costruita una simile voragine occorre riavvolgere il nastro fino al 2011, anno di ratifica dell’accordo quadro per la riorganizzazione dell’offerta sanitaria del gruppo.

La proprietà privata contestava alla Regione ritardi colpevoli nel rilascio delle autorizzazioni, degli accreditamenti e dei tetti di spesa relativi a tre presìdi cardine:

Il San Raffaele di Cassino

Il San Raffaele Pisana a Roma

Il San Raffaele Termini nel cuore della Capitale

Inizialmente la partita sembrava orientata a favore della pubblica amministrazione. Nel 2019, come ricordato dall’ex assessore Alessio D’Amato, il Tar del Lazio aveva affossato le pretese del privato (all’epoca quantificate in 21 milioni), bollando i rallentamenti come frutto delle inefficienze organizzative delle stesse strutture di Angelucci.

Poi è arrivata la virata del Consiglio di Stato nel 2023: responsabilità addebitata alla Regione e via libera ai rimborsi per costi di personale inattivo, oneri finanziari e profitti sfumati.

Di fronte al rifiuto del San Raffaele di accettare il “contentino” di 3 milioni proposto dalla Regione nel 2025, la perizia tecnica disposta dal tribunale amministrativo ha ridefinito il danno: 60 milioni di quota capitale, a cui si sono sommati oltre 15 milioni tra rivalutazione e interessi, fino alla cifra record che ora supera gli 82 milioni.

L’attacco congiunto delle opposizioni: “Un’aberrazione finanziaria, subito in Commissione Trasparenza”

Di fronte a un simile esborso, il fronte delle minoranze — composto dai capigruppo Mario Ciarla (Pd), Alessio D’Amato (Azione), Marietta Tidei (Italia Viva), Claudio Marotta (Sinistra Civica Ecologista), Adriano Zuccalà (M5S) e Alessandra Zeppieri (Polo Progressista) — ha chiesto la convocazione d’urgenza della Commissione Trasparenza, portando a galla dettagli inquietanti:

«Quali passaggi hanno consentito un’impennata da 3 a 82 milioni di euro? È stata tentata una via giurisdizionale alternativa quando vi erano concrete possibilità di successo? Lo stesso coordinatore dell’Avvocatura regionale ha sollevato profonde perplessità sui conteggi, stimando il dovuto a 77 milioni e sconsigliando all’ente di liquidare dopo aver messo in dubbio la decorrenza degli interessi. Sono somme colossali tolte ai Servizi Essenziali per essere erogate a un privato che detiene la quasi totalità dei contenziosi sanitari della Regione».

La trincea della Giunta Rocca: “Tingiamo il debito col Fondo Rischi e andiamo in Cassazione”

Nel tentativo di arginare il panico sul bilancio, l’assessore regionale alle Finanze Giancarlo Righini ha provato a rassicurare la piazza sulla tenuta dei servizi per i cittadini:

Sbarramento sui LEA: La copertura contabile verrà prelevata interamente dal Fondo Rischi della Gestione Sanitaria Accentrata (GSA) a valere sulla Missione 13. Secondo la versione della Giunta, l’operazione non intaccherà l’erogazione dell’assistenza sanitaria sul territorio.

Mossa legale disperata: Pur dovendo autorizzare l’uscita delle somme per congelare l’emorragia dei 9mila euro giornalieri di penali, la Regione ha annunciato che darà mandato all’Avvocatura per impugnare la sentenza sia mediante ricorso per revocazione sia proponendo ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione.

Un contenzioso da primato che trasformerà le prossime sedute del Consiglio regionale in una vera e propria arena politica.

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2 commenti su “Lazio, la disputa sui rimborsi con il gruppo San Raffaele di Angelucci: chiesto maxi risarcimento da 82 milioni di euro”

  1. Non e’ la Regione Lazio che fa contento Angelucci ma sono i Giudici del Consiglio di Stato che condannano la Regione Lazio e danno ragione ad Angelicci perche’ il casino lo combino’ nel 2019 la Presidente Polverini su consiglio dei suoi poco accorti collaboratori e Avvocati. Ora il danno chi lo paga la Polverini o come al solito gli italiani?

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