Le canzoni di Ligabue su 30 anni d’Italia

Nei brani del popolare catautore i dolori e le speranze del Paese, dalla strage di Bologna al caso Englaro

Niente paura, il film di Piergiorgio Gay, prende in prestito i brani di Ligabue per raccontare dolori e speranze di 30 anni d’Italia, dalla strage di Bologna al caso Englaro.

Possono le canzoni raccontare la società? Canzoni ed emozioni. Canzoni nello scorrere della vita personale ma anche sociale e politica. E può un musicista raccontare come siamo e come eravamo? In realtà da dove veniamo (fine anni Settanta, primi anni Ottanta, quando si opera una svolta sia nelle istituzioni che nel costume) e quale Paese siamo diventati oggi.

Ligabue può farlo perché è un musicista italiano popolare, perché nei suoi concerti quando canta “Non è tempo per noi”, scorrono sul maxischermo gli articoli della Costituzione italiana; perché quando canta “Buonanotte all’Italia” scorrono alle sue spalle i visi delle persone che hanno fatto qualcosa per questo paese.

Ligabue, narratore per eccellenza, legge i principi fondamentali della Costituzione e dice:”E’ nata come una carta di diritti e doveri, oggi è diventata non la base minima della convivenza civile ma un’utopia”. Chi non si rassegna combatta per la difesa della costituzione.

Mentre canta “Buonanotte all’Italia” si rivolge al pubblico dei suoi concerti dicendo: ”Vorrei augurare la buona notte a tutti quelli che vivono in questo Paese ma che non si sentono in affitto, perché questo Paese è di chi lo abita e non di chi lo governa”. La presenza di Ligabue e delle sue canzoni rappresenta il filo conduttore che lega gli interventi che costituiscono il racconto. Le canzoni sono racconto, ma prima ancora sono emozioni. Il film intreccia racconto, canzoni, immagini. Una parola, una frase, una canzone ci accompagnano direttamente dentro la storia successiva.

Il documentario è stato realizzato senza un percorso cronologico e proprio per questo riesce a fare entrare in maniera prepotente lo spettatore e a farlo riflettere su principi che dovrebbero essere condivisi da tutti.
Tra una canzone di Ligabue e una chiacchierata con i suoi fan ecco il professore Stefano Rodotà che si sente cittadino del mondo, Carlo Verdone che parla di Fellini, il professore Umberto Veronesi che legge il suo testamento biologico, Giovanni Soldini che rievoca un salvataggio in alto mare Tante altre persone che ci hanno lasciato un segno profondo ed emotivo: da Pantani a Sordi, da De Sica a Pertini, a Falcone e Borsellino.

Bob Marley diceva:”Quello che ci raccontano non è quello che sappiamo” Ognuno deve spendersi per la propria parte, con molta umiltà anche se a qualcuno può disturbare. Don Luigi Ciotti ci ricorda che” resistere” ha la stessa radice di “Esistere” cioè “esserci”.
 

Un racconto personale ma anche collettivo. Amore, speranze, attese, paura, coraggio. Ma poi le persone diventano un tutt’uno, ogni storia privata è incastonata indissolubilmente dentro la Storia di tutti.
Guido Rossa, operaio e sindacalista italiano, assassinato negli anni di piombo dalle Brigate Rosse diceva “Ho dovuto fare qualcosa che era mio dovere fare”.
Bisogna avere sempre rispetto degli altri, perché altrimenti non si ha rispetto per se stessi.
“Il vigliacco muore più volte al giorno, il coraggioso una volta sola”.

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