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Le erbe di San Giovanni

Avevano poteri magici e contro il malocchio

La festa di San Giovanni era considerata magica anche perché cadeva nel periodo considerato migliore per il raccolto delle erbe magiche. Infatti, nei tempi antichi, il cambio di direzione che il sole compie tra il 21 e il 22 giugno era visto come un momento particolare poiché, proprio allora, tutte le piante e le erbe della terra sarebbero influenzate dalla forza e dal potere che verrebbe trasmessa loro, tra l’altro, dalla rugiada.

Le vecchie erbe venivano bruciate nei falò in piazza San Giovanni a Roma e usate in rituali che servivano a predire il futuro.
Le erbe di San Giovanni venivano utilizzate anche in altri modi. Per esempio, venivano legate in un mazzetto e messe sotto il guanciale per avere sogni premonitori.
A mezzanotte si doveva cogliere un ramo di felce e tenerlo in casa per aumentare i propri guadagni.
Si raccoglievano le noci ancora immature per preparare un liquore denominato “nocino” e che sarebbe servito a riacquistare la forza in un momento di bisogno.

Inoltre se nel giorno di San Giovanni si fosse comprato l’aglio, si avrebbe avuto un anno felice. L’aglio era ritenuto utile anche per tenere lontane le creature malefiche. Infatti il nome sanscrito dell’aglio significa “uccisore di mostri”.

Tra le erbe di San Giovanni c’era anche l’iperico, che serviva ad allontanare diavoli e streghe e i suoi petali rossi avrebbero simboleggiato il sangue del santo; la verbena, la quale portava pace e prosperità e la ruta detta anche “erba allegra” e sarebbe stata un potente talismano contro il maligno.

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