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Le nomine di Rutelli ai Beni culturali

Un pallone gonfiato dagli avversari in periodo elettorale?

Il fine (elettorale) giustifica i mezzi. Nell’occasione il mezzo usato è una e.mail riguardante Rutelli e fatta cicolare da un consigliere d’opposizione (uscente e ricandidato) del IV Municipio.
Che Rutelli e vari membri della sua Giunta siano stati condannati dalla Corte dei Conti a risarcire il Comune di Roma per aver conferito “in modo avventato e disinvolta superficialità” (così recita un passaggio della sentenza) alcune consulenze è cosa risaputa da almeno sette anni, al tempo del primo giudizio. Ma la somma di lire 2.238.664.265 indicata nella e.mail quale risarcimento globale, forse per altrettanta “disinvolta superficialità” , stavolta da parte del denunciante, non è quella giusta. Infatti in appello, nel 2002, la somma è stata ridotta a lire 1.090.547.564 e la sentenza della Cassazione, il 25 gennaio 2006, ha confermato la condanna in appello anche rispetto alla quantificazione del risarcimento.

Non dubitiamo della buona fede del consigliere. Nemmeno quando parla delle nomine di 35 dirigenti fatte da Rutelli in qualità di ministro dei Beni culturali e bloccate dalla Corte dei Conti. Nomine previste dalla ristrutturazione delle soprintendenze da effettuarsi entro dicembre 2007 (quindi non “in piena campagna elettorale”) e che sembra abbiano sollevato due rilievi della magistratura contabile. Diciamo sembra perché il ministero ha fatto sapere con un comunicato che “al momento ( il 18.4.2008 n.d.r.) non risulta alcun rilievo né formale né sostanziale riguardo ai provvedimenti di nomina”.

Ciò che i sindacati del ministero contestano al ministro non è, dunque, il merito del provvedimento. In particolare Cerasoli, segretario Uil, dice che “il ministro pur applicando il giusto criterio della rotazione non ha tenuto conto delle opzioni inoltrate dai dirigenti generali, senza motivarne il perché”. Urbino, segretario Confasal, afferma che “i rilievi ci sono ed evidenziano un operato piuttosto grossolano in fatto di nomine dirigenziali”. Da parte sua, Calcara, responsabile Cisl, sottolinea che la magistratura erariale “ha richiesto solo dei chiarimenti in attesa del nuovo governo”.

Insomma, una vicenda ancora tutta da chiarire per i diretti interessati e del tutto chiara, invece, per l’esponente municipale del Partito delle Libertà. Un partito che, ricordiamolo, compresi i suoi alleati leghisti, conta 52 neo-parlamentari (su 64 proposti) tra prescritti, indagati, imputati e rinviati a giudizio. Dalla magistratura ordinaria, non da quella contabile.

Gli scheletri, come sempre, sono riposti negli armadi altrui.

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