Lega: “inserire dialetto nelle scuole”

Il Pdl insorge alla proposta della Lega. LN: "la notizia è una bufala"
A.M. - 29 Luglio 2009

In queste ore si diffonde la notizia che la Lega avrebbe proposto di inserire nella riforma della scuola, ora in commissione Cultura, un test sulla conoscenza delle tradizioni, della storia e del dialetto della regione in cui si va a insegnare scatena il caos politico.

"E’ bene che qualcuno al Governo spieghi al partito di Bossi che c’è un limite anche alle stupidaggini. Questo il commento del consigliere al Comude di Roma del Pdl Federico Rocca. "Comprendo – afferma Rocca – l’alleanza di Governo, tant’è che molte delle proposte avanzate dalla Lega hanno trovato la condivisione da parte di tutta la maggioranza anche se la logica del ricatto non mi piace particolarmente.
Sarebbe preferibile la via del confronto nel tentativo di trovare una linea comune però, alcune volte, mi è sembrato che le camicie verdi a questo preferissero degli aut aut. Se per altre iniziative il PdL è sempre stato disponibile al dialogo mi auguro che su questa stupidaggine del voler far imparare agli insegnanti i dialetti della Regione o della città dove insegnano ci sia un chiaro e fermo no".
Non permetteremo – continua Rocca – che si ritorni all’Italia dei Comuni, dei Rioni, dei campanilismi e dei ducati, oggi c’è una nazione, un popolo, una lingua, i leghisti se ne facciano una ragione. Sono italiani quanto i siciliani, è inutile ogni volta inventarsi l’esistenza di una razza padana con tanto di confini e lingue, perchè questa tesi potrebbe far parte di una serie di fumetti made in Lega Nord ma non certo delle pagine della storia del nostro paese.
Se questo è il modo per tenersi buono il proprio elettorato non ci siamo proprio, semmai, piuttosto che perdere tempo ad insegnare ai professori i dialetti regionali, sarebbe più opportuno investire tempo e risorse per insegnare meglio ai nostri ragazzi le lingue straniere per proiettarli in una dimensione più europea ed internazionale.
Preoccupa il fatto che qualcuno in Parlamento al contrario stia pensando ai professori di dialetto.
Comunque – conclude Rocca – polemiche a parte, vorrei ricordare agli amici leghisti che nessuno ha chiesto ai loro parlamentari, ministri e sottogretari di imparare il romano per venire a Roma ed occupare importanti ruoli nelle istituzioni di un paese che si chiama Italia".

Sulla proposta che sarebbe stata avanzata da Paola Goisis ironizza anche Lotta Studentesca: “Il caldo di questi giorni deve aver dato alla testa ai leghisti che hanno ricominciato con le loro farneticazioni secessioniste padaneggianti!”.
Fino a prova contraria, la scuola italiana, come l’Italia stessa, è una e indivisibile, quindi l’idea di regionalizzarla è inaccettabile! Le boutade estive di certi leghisti le consideriamo per quello che sono: cabaret stile Zelig! I titoli di studio non garantirebbero l’adeguatezza degli insegnanti? Allora nemmeno i voti garantiscono che i parlamentari siano degni di quel ruolo!”
Lotta Studentesca – si legge nel comunicato –  ritiene “importanti le tradizioni, i dialetti, le musiche e le canzoni popolari locali, in quanto parte integrante della cultura italiana, ma esse non possono e non devono diventare prioritarie per la formazione degli studenti, che anzi negli ultimi tempi stanno evidenziando un’analfabetizzazione di ritorno proprio a causa delle culture d’importazione che deviano i ragazzi dalla nostra lingua e dalla nostra cultura. Prima di tutto a scuola si deve studiare l’Italiano, la storia patria, la geografia, poi eventualmente gli usi e costumi delle proprie regioni che devono però essere integrati con intelligenza nei programmi didattici.”
“La scuola oggi ha mille difetti che devono essere corretti, in termini di programmi, di strutture, di servizi per gli studenti, il caro libri, la sicurezza degli edifici, cose serie che meritano attenzione e non proposte ridicole come quelle della Lega.”

Frena intanto la polemica la Lega Nord che bolla come "bufala" lo scontro sulla proposta dei test per l’insegnamento. Retro front o bufala è la stessa Paola Goisis, deputata della Lega Nord, e capogruppo in Commissione Cultura alla Camera che replica alla notizia: "chiunque abbia scritto che la Lega vuole far fare il test di dialetto ai professori, o ha preso una cantonata o vuole mascherare il proprio fallimento". "Persino i colleghi della sinistra hanno detto di non avermi mai sentito né pronunciare né scrivere, tanto nella nostra proposta quanto nel nostro emendamento, nessuna richiesta di test sul dialetto per i professori".

"Bisogna informarsi prima di protestare – ribadisce il capogruppo alla Camera Roberto Cota.  Sarebbe veramente il caso di smetterla di fare polemiche inutili – continua il leghista Cota che nel frattempo invita a "leggere il contenuto delle proposte prima di criticarle".

Mentre il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini (forse nel dubbio n.d.r), sceglie la posizione della dialettica: "Non c’è alcuna distanza tra Pdl e Lega – dichiara – l’idea di inserire il dialetto nelle scuole "è una proposta sulla quale si può assolutamente ragionare".

Di seguito il testo integrale dell’emendamento leghista:

1. L’iscrizione all’Albo di cui all’articolo 12 prevede il superamento di un test d’ingresso a carattere culturale e professionale.
2. Il Ministro del’istruzione, università e ricerca affida al Comitato di valutazione regionale, di cui all’art.12 ter la somministrazione di cinque moduli a risposta aperta finalizzati all’accertamento della conoscenza e consapevolezza dei valori, degli scopi, degli obiettivi e dei requisiti generali dell’insegnamento.
3. Il Comitato di valutazione regionale valuta in particolare:
a) le aspettative e gli obiettivi che i docenti si pongono, al fine di garantire il raggiungimento degli standard previsti e il possesso delle qualità personali e intellettuali adatte per diventare insegnanti;
b) la conoscenza delle proprie responsabilità future all’interno del sistema d’istruzione e sui metodi da attuare riguardo i bisogni educativi speciali meno diffusi, relativi agli alunni portatori di handicap;
c) la conoscenza di una vasta gamma di strategie per promuovere l’educazione alla cittadinanza, alla legalità, alla salute e il rispetto delle proprie radici culturali;
d) l’influenza che il sistema valoriale può avere sull’apprendimento degli studenti, influenzando il loro sviluppo fisico, intellettuale, linguistico, culturale ed emotivo;
e) la buona conoscenza delle tecnologie didattiche, sia nell’insegnamento della loro materia sia come supporto del ruolo professionale.

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4. Il test d’ingresso si valuta in centesimi e si intende superata se il candidato consegue un
punteggio non inferiore a 80/100.

5.L’esito del test concorre alla formazione del voto finale nella graduatoria di merito, ai sensi del comma 3 dell’articolo 12 octies.

6.La prova si svolge nelle sedi individuate dagli uffici scolastici regionali.

 


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