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Legge 194, è polemica dopo la somministrazione della prima pillola abortiva Ru486 ad Ostia

Cirinnà (Pd): decenni indietro con la legislazione sui consultori familiari e sull’interruzione di gravidanza

E’ polemica in Regione sulla legge 194. La governatrice del Lazio, Renata Polverini, disapprova la prima somministrazione nel Lazio della Ru486, la pillola abortiva, all’ospedale Grassi di Ostia, dove la donna dopo la somministrazione del farmaco abortivo ha rinunciato all’ospedalizzazione. La Polverini avrebbe preferito un comportamento diverso da parte dell’ospedale e appresa questa notizia ha affermato che se dovesse succedere qualcosa ognuno si assumerà le sue responsabilità.

Il Consiglio regionale laziale, per l’adozione di linee guida nell’assunzione della pillola abortiva Ru486 negli ospedali laziali, ha dato mandato all’Agenzia di sanità pubblica (Asp) di individuare il fabbisogno di posti letto per l’aborto farmacologico e le strutture più adeguate, fino allora l’aborto farmacologico non si potrà effettuare.
Il Consiglio regionale ha inoltre presentato una proposta di legge per la riforma dei consultori, per la governatrice del Lazio una parte della legge 194, quella sulla prevenzione, va riformata con consultori o associazioni per assistere le donne che chiedono di abortire.

Contrari all’opinione della Polverini alcuni rappresentanti del Pd.

In una nota del 17 giugno Monica Cirinnà, presidente della Commissione delle elette e consigliere del PD capitolino, afferma: “È di queste ore la notizia di una proposta di legge regionale sulla riforma e riqualificazione dei consultori familiari a firma della consigliera regionale Olimpia Tarzia. Una proposta di legge ideologica che porta indietro di decenni la legislazione sui consultori familiari e sull’interruzione di gravidanza. Mentre nella precedente legge regionale (su cui è necessario fare comunque un’opera di attualizzazione essendo stata approvata nel 1976) che dovrebbe essere sostituita completamente dalla proposta Tarzia il ricorso ai consultori privati rappresenta un’extrema ratio, il nuovo testo – ha aggiunto Cirinnà – da un ruolo di presenza strutturale ai consultori privati o a quelli gestiti dall’associazionismo familiare e da onlus spalancando così la porta a organizzazioni integraliste”.

“Altri punti negativamente nevralgici della proposta riguardano gli articoli iniziali dove si definisce la vita nascente come membro della famiglia legiferando nei fatti sul controverso tema dell’embrione. Scompare completamente poi il tema dell’educazione alla contraccezione soppiantato da un fantomatico ruolo di esperti nell’insegnamento dei metodi di regolazione naturale della fertilità. Scompare il tema della prevenzione delle malattie veneree e prende piede con maggiore rilievo l’associazionismo familiare a discapito di un associazionismo femminile presente invece nella legge regionale del 1976 che scompare completamente nella nuova proposta di legge. Dulcis in fundo il tanto invocato Mediatore Familiare, da associazioni come Scienza e Vita e dal Movimento per la Vita, entrerà a far parte obbligatoriamente delle figure professionali presenti all’interno dei consultori”.

“Un ritorno al medioevo – conclude il consigliere del PD capitolino – che insieme al blocco operato dalla Polverini della somministrazione della RU486 negli ospedali laziali rappresenta l’ennesimo attacco alla legge 194, alla dignità e all’identità della donna evidenziando un carattere integralista e oscurantista. Dispiace leggere sotto questa proposta anche le firme di alcuni consiglieri regionali del PD ai quali ricordo che purtroppo nessuna donna del Pd è stata eletta nel consiglio regionale e quindi, se non altro per rispetto alle tante dirigenti di partito presenti in altre istituzioni sarebbe stato in caso di astenersi dal firmare senza aver avuto prima un momento di discussione interno al partito su un tema così delicato”.

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