

Secondo chi abita tra viale Marconi e via del Valco di San Paolo, il problema nasce da una combinazione pericolosa di alta velocità e criticità strutturali
Il rumore delle sirene, le luci blu nella notte e poi quel silenzio pesante che resta dopo ogni tragedia. In via del Valco di San Paolo, all’angolo con viale Marconi e via Pincherle, la rabbia dei residenti si mescola ancora una volta al dolore.
Domenica sera, poco dopo le 21.30, Lorenzo Rapisardi e Gianluca Fino, entrambi 22enni, hanno perso la vita in un drammatico incidente stradale che ha riportato sotto i riflettori uno degli snodi più pericolosi del quadrante sud della Capitale.
Per chi vive nel quartiere, quel tratto di strada ha ormai un nome preciso: “l’incrocio della morte”. Un’etichetta amara, costruita negli anni tra incidenti continui, paura quotidiana e vittime che si aggiungono a una lunga scia di sangue.
Dal 2000 a oggi, secondo i residenti, sarebbero almeno cinque le persone morte in quel punto. E ogni volta, dopo il dolore, restano le stesse domande: perché non si interviene? Quanto ancora bisognerà aspettare?
Sui social, subito dopo l’ennesimo schianto mortale, si è riversata la protesta di chi da tempo denuncia una situazione fuori controllo. «Quanti incidenti devono ancora accadere prima che qualcuno faccia qualcosa?», scrivono cittadini e commercianti della zona. Una mobilitazione che nelle ultime settimane si è trasformata anche nella nascita di un comitato spontaneo deciso a chiedere interventi immediati al Campidoglio.
Secondo chi abita tra viale Marconi e via del Valco di San Paolo, il problema nasce da una combinazione pericolosa di alta velocità e criticità strutturali.
Da una parte automobilisti e motociclisti che attraversano l’arteria a velocità sostenuta, spesso ignorando limiti e semafori; dall’altra una viabilità considerata poco sicura, soprattutto per chi si immette nell’incrocio laterale.
Tra le criticità segnalate ci sono la visibilità ridotta, l’illuminazione insufficiente nelle ore serali e l’assenza di spartitraffico o barriere centrali che possano rallentare il traffico e proteggere gli attraversamenti. Elementi che, secondo il quartiere, trasformano ogni attraversamento in una manovra ad alto rischio.
Ora, mentre sul luogo dell’incidente restano fiori, messaggi e candele accese in memoria di Lorenzo e Gianluca, cresce la richiesta di misure concrete. I residenti chiedono semafori con tempi più lunghi, attraversamenti rialzati, dissuasori di velocità o addirittura una rotatoria che costringa i veicoli a rallentare.
Per il quartiere non è più il momento delle promesse. Dopo l’ennesima tragedia, via del Valco di San Paolo torna a interrogare la città intera: quante vite dovranno ancora spezzarsi prima che quell’incrocio smetta di essere un simbolo di paura?
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