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Lo sai cosa è il tuning?

E che spesso c'è tra Tor Vergata e Anagnina

Il nome mi era del tutto nuovo: Tuning. Mi apprestavo a partecipare, su invito, al mio primo raduno tuning e non iniziavo nella migliore delle maniere: non sapevo assolutamente cosa significasse “tuning”: piccola ricerca e scopro che tuning deriva dall’inglese “to tun” e che, press’a poco, significa “mettere a punto”.


Ecco, mettere a punto cosa? Qualsiasi cosa che abbia un motore, a prescindere che abbia due o quatto ruote.


Scopro poi con enorme sorpresa che gli appassionati di tuning hanno un appuntamento settimanale proprio a due passi da casa mia: ogni venerdi sera, dalle 22 circa, centinaia di tuners si radunano spontaneamente negli ampi parcheggi di fronte all’Ikea, occupando in una vertigine di lamiere bizzarre, accrocchi cromatici ed autoradio mostruose gran parte dell’area compresa tra la Tuscolana e l’Anagnina. Ogni venerdì sera, quindi, centinaia di appassionati si aggirano tra le auto parcheggiate, ficcanasando, con grande goduria dei proprietari, tra allestimenti spaziali, luci stroboscopiche e marmitte fantascientifiche.


A dire la verità pensavo che chiamare l’appuntamento “raduno” fosse un termine improprio ed esagerato, e invece la grande folla di appassionati presenti ha smentito le mie previsioni: un vero e proprio raduno di estasiati, legittimati dalla presenza di bibitari, paninari e nutellari pronti a rinfrancare le mascelle aperte dei tanti accorsi a stupirsi e a stupire con i propri bolidi.


Arriviamo insieme allo sfrecciare di un paio di Subaru pitonate e con la colonna sonora tecno sparata da una Smart parcheggiata 100 metri più avanti: le sei casse a sportello istallate sull’auto ci sveleranno poco dopo il motivo di tanta potenza.


Le persone presenti, composte da teenagers e “antenni”, dimostrano di amare il tuning sotto qualsiasi spoglia: 500 d’annata, ferrari tradizionali, auto giapponesi, italianissime nazional popolari, eccentriche quattro per quattro e sfigatissime normo vetture appena appena ritoccate che abbiamo immediatamente ribattezzato come le “Vorrei ma non posso”.




Chiediamo a M., fedelissimo di questi appuntamenti, come si diventa Tuners:


– La regola di base dice che per diventare un tuner bisogna mettere in conto… il proprio conto corrente, a prescindere dall’auto che si vuole ritoccare. Mediamente, per avere un tuning accettabile, bisogna preventivare almeno diecimila euro, somma questa che è da considerarsi insufficiente se oltre a voler partecipare a manifestazioni come questa che non hanno nulla di agonistico, si inizia a partecipare a tuning competitivi: lì il prezzo delle modifiche sale vertiginosamente, fino ad arrivare a picchi impensabili.


Quali sono le modifiche base effettuate da un tuner?


– Bisogna sapere che una macchina per essere tuning aspira ad essere un modello, originale, di perfezione: quindi un tuning deve essere tirato a lucido, eliminando qualsiasi imperfezione e soprattutto essere lo sfogo della fantasia (e delle tasche) del tuner: verniciatura, allestimenti visibili, come cerchioni e sedili, ma anche quelli invisibili, come centralina, assetto, carburazione e marmitta…


… Una nuova macchina, insomma…


– La legge impone delle limitazioni, quindi ogni bravo tuner deve sapere fino a che limite può e deve arrivare.


Eppure tra i tanti modelli qui presenti a me sembra che in pochi potrebbero circolare su strada…


– Innegabile dire che ogni tanto il tuner si lascia prendere la mano e magari gli assetti diventano sportivi, arrivando a modificare, in tutto e per tutto, la meccanica oltre l’estetica. In quel caso dovrebbero circolare esclusivamente su pista. Ma la legislazione italiana in materia è una delle più ferree in Europa e quindi molti tuners, partecipando a raduni in Germania (faccio il nome di un Paese gettonatissimo dal tuning) si adeguano alle norme tedesche, effettivamente più permissive rispetto alle nostre.


Il vero tuner è quello che si costruisce da solo i pezzi oppure quello che vaga ore e ore alla ricerca del pezzo da acquistare e poi da far montare al proprio meccanico di fiducia?




– Un vero tuner può anche non saper avvitare un bullone ma… raramente succede, visto che è la passione la molla decisiva per portare avanti imprese così costose e senza nessun ritorno economico.


Eppure sappiamo che a volte, nei raduni, si organizzano anche corse clandestine, con mezzi che possono sfiorare, potenzialmente, i 300 orari…


– Inutile dire che con una folla del genere ci sia qualcuno che cerca di rientrare dei costi facendo qualche “azzardo”. Le teste calde, di fronte a motori simili, si esaltano e allora succede che, dallo spirito di sana competizione si passi a qualcosa di più insano: la competizione vera e propria, condotta per altro su strade inappropriate.


… Le dico questo perché sappiamo che ogni tanto la Tuscolana e l’Anagnina, di venerdì sera, somigliano a piste ad alta velocità, con vetture che “sembrano” fare delle vere e proprie gare…


– L’alto numero di volanti e pattuglie presenti nella zona ha praticamente sradicato il fenomeno sul nascere. Oggi chi partecipa ad un tuning non ha nulla da temere se non viola le regole e il buonsenso. Inoltre il tuning è una maniera non solo di confronto, ma anche di vero e proprio incontro tra tuners, case automobilistiche ed officine specializzate: da questi incontri spesso nascono delle vere e proprie collaborazione per migliorare la qualità dei materiali, delle misure di sicurezza e della tenuta di strada effettiva della vettura. 

Dai tanti schermi a dieci pollici che spuntano per ogni dove da portabagagli trasformati in sala da caffè, scopriamo che esiste anche il tuning “rosa”, con tanto di agguerrite tuners che danno degna battaglia ai maschietti. In effetti abbiamo notato molte donne al volante, oltre che altrettante (e forse di più) sconsolate mogli e fidanzate sedute al posto passeggero in attesa che il compagno mostri, lucidi, scappotti e sgasi il proprio mostro a quattro ruote.


Il raduno dei tuners solitamente finisce con qualche birra dai vicini venditori ambulanti, un paio di contatti utili per i prossimi ritocchi, qualche nuova idea rubata col videofonino al vicino tuner.




A fine serata restiamo noi e pochi altri nel parcheggio, con i posti che pian  piano si liberano e la fila di super auto che rimane incappata nell’imbuto di uscita dal parcheggio. Dopo pochi minuti qualche auto si spegne, un’altra va in ebollizione, mentre alla smart equipaggiata con una quindicina di casse va in black out la centralina. Allora, guardando la fila immobile di auto roboanti, ci è venuto da pensare che tuners, in fin dei conti, lo siamo (stati) un po’ tutti:  tutti a ricorrere l’ipervelocità senza pensare che un ingorgo di ferrari è esattamente uguale ad un ingorgo di panda 600.


E adesso, se volete, chiamatelo Progresso.

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