Lungotevere: arriva l’estate, ciclisti a rischio

BiciRoma chiede a Comune, Regione e agli organizzatori della stagione estiva più attenzione anche per i diritti di chi va su due ruote
di Alessia Ciccotti - 26 Giugno 2009

«BiciRoma chiede alle Istituzioni di proteggere i diritti e l’incolumità dell’utenza ciclistica in modo serio e reale adottando i provvedimenti necessari che esistono e che sono nelle loro facoltà, ripristinando il normale transito ciclistico, oggi venuto meno soprattutto nell’area di Castel S. Angelo». E’ quanto si legge nel comunicato del 26 giugno 2009 dell’Associazione, punto di riferimento per i ciclisti della Capitale, che lamenta il peggioramento della convivenza tra organizzatori di eventi e utenti delle due ruote sulle banchine del Tevere «a causa della disattenzione da parte delle istituzioni».

La vita dei ciclisti a bordo fiume si complica perché alle cattive condizioni in cui ultimamente versano le piste ciclabili lungo il Tevere, vanno ad aggiungersi i problemi causati dall’imminente partenza dell’estate romana. Le critiche dell’Associazione sono rivolte in particolare agli assessori all’Ambiente di Regione e Comune, rispettivamente Zaratti e De Lillo, «che in modo a dir poco omertoso – si legge nel comunicato – rispetto alla sempre sbandierata concertazione e partecipazione dei cittadini, non hanno coinvolto i rappresentanti dei ciclisti romani nelle decisioni (tutte a favore degli organizzatori, senza nessuna tutela per l’utenza ciclistica) in merito all’utilizzo della banchina del Tevere dove è realizzata la pista ciclabile, sempre più malridotta e oggi anche pericolosa».

E i problemi non sono finiti per gli appassionati delle due ruote, visti anche gli attriti con gli operatori delle manifestazioni che per tutta l’estate prenderanno d’assalto le banchine del fiume «i quali pensano – si legge ancora  – che i ciclisti siano di troppo, quando invece il loro interesse privato va a coprire un’ infrastruttura di uso pubblico e di utilità collettiva».

Quello che è venuto a mancare, spiegano dall’Associazione, è il rispetto di questa convivenza da parte dei titolari degli stand dell’estate romana e l’impegno degli organizzatori a limitare i disagi dei ciclisti. «Le auto, ma anche i furgoni e i Suv, oggi sfrecciano sulla banchina quando e come meglio credono – denunciano i ciclisti – oppure la intasano, dove non ci sono gli stand, non lasciando alcun varco per il transito in bicicletta, e non si vedono e non ci risultano controlli né di Ardis (Agenzia regionale per la difesa del suolo n.d.r), né della Polizia Fluviale. Rimaniamo sorpresi – aggiungono – dalle dichiarazioni dell’organizzatore Venanzio Marsili, riportate su un quotidiano, che chiede il parcheggio sulla banchina, quando nei nostri colloqui dei giorni scorsi ipotizzava con noi la possibilità di richiesta di installazione, alle rampe di accesso, dei colonnotti a scomparsa per evitare l’accesso sregolato dei veicoli in banchina».

Ora l’associazione chiede la costituzione di un tavolo tecnico per esaminare, insieme alle altre organizzazioni ciclistiche, come far rispettare agli stand le prescrizioni necessarie, «a partire dal corridoio ciclabile che – dicono – deve essere mantenuto per tutta la lunghezza della banchina senza alcuna interruzione, al contrario di quanto avviene oggi».


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