

Dal 6 al 18 dicembre alla Casa delle Culture con la compagnia Meta-Teatro. Riduzione da Elio Vittorini
Alla CASA DELLE CULTURE, in via San Crisogono, 45 (tel 06.58333253 fax 06.58157182 www.casadelleculture.net) dal 6 al 18 dicembre (dal martedi al sabato ore 21,15, la domenica ore 18,00) la Compagnia del Meta-Teatro presenta L’UOMO, IL DESERTO E L’ISOLA, di Pippo Di Marca da Elio Vittorini. Regia Pippo Di Marca con Patrizia Bernardini, Ciro Carlo Fico, Vincenzo Schirru, Salvatore Tringali.
Lo spettacolo è un ricco concertato di voci che danzano e si intrecciano, per consonanza o dissonanza, sul basso continuo delle musiche di Claudio Mapelli.
Dopo la scomparsa di Sciascia e Bufalino, i più significativi rappresentanti della Sicilia ‘letteraria’ sono rimasti Camilleri e Consolo. A loro, considerati ‘numi’ tutelari contemporanei della ‘sicilianità’, è stato ultimamente e reiteratamente chiesto – quasi che il tempo presente richiedesse, più di altri momenti, l’urgenza di riconoscersi in ‘identità’ forti in cui cercare radici e fondamento – quale grande ‘nume’ del passato rappresentasse più compiutamente l’universo ‘Sicilia’. Le loro risposte svariano da Tomasi di Lampedusa a De Roberto a Verga, ma, a parte lo scontato Pirandello, concordano su un solo nome: Elio Vittorini. Il quale, in mezzo a tanti ‘principi e gattopardi’ e in un serrato confronto d’opposizione poetica e ideologica verso di loro, ricostruisce con la sua opera una mitologia arcaico-contadina, quasi pre-culturale, della Sicilia: ricorrendo a simbologie e allegorie assolutamente ‘moderne’, e tuttavia profondamente radicate nella storia e nella ricchissima varietà delle culture siciliane, anche le più ataviche.
Tutta la sua opera – non solo il suo capolavoro riconosciuto Conversazione in Sicilia – altro non è che una ‘conversazione’ alta e disperata, molto teatrale, fitta di dialoghi incrociati, in perpetuo movimento, tra personaggi al tempo stesso concretissimi e surreali, alla ricerca di un senso sempre cangiante, sfuggente, che muta e si rinnova di continuo. Una conversazione che parte dai ‘miti’ della Sicilia per confrontarsi con la sua ‘realtà’ attuale, per attraversare la dimensione dell’UOMO, quella del DESERTO – sia dell’anima che del paesaggio – in cui vive e agisce e soprattutto quella dell’ISOLA come madre-matrigna. Lo scrittore Vittorini descrive l’uomo e il deserto che sono in lui e nei personaggi in cui egli proietta il suo mondo fantastico: e questo suo mondo consiste nella fantasmagoria di un’isola ora amata e idolatrata, ora odiata e rifiutata come una madre antica, quasi mitologica, da tragedia greca.
Ne viene fuori una Sicilia ancestrale, ma capace di affondare nelle sue viscere di madre-terra, ossia nelle radici storicamente già ferite dell’etnia, il bisturi dei più grandi ideali socialisti e umanitari maturati nell’epoca moderna. Una Sicilia che si fa veramente ‘teatro del mondo’ – non a caso degno della tragedia greca, o, dichiaratamente, di Shakespeare – siccome palcoscenico delle svariate metamorfosi di un’isola-universo perennemente in lotta, paradigma se si vuole dell’umanità tutta, per la sopravvivenza, la vita, il riscatto, nel tentativo sempre vano di raggiungere il ‘sacro fuoco’ di un’identità che sfugge, un po’ sogno, un po’ chimera, un po’ cruda realtà.
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