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Manet

Al vittoriano oli, disegni, incisioni e fotografie

Il Complesso del Vittoriano riapre la stagione espositiva con una mostra d’eccezione, dedicata a Edouard Manet (1832-1883): incisioni, alcuni disegni e una quarantina di oli sono in mostra da sabato 8 ottobre fino al 5 febbraio.

Questa mostra è stata una vera e propria sfida perché il pittore parigino, morto a soli 51 anni, non fu prolifico quanto i suoi contemporanei. Al contrario di Degas o di Cezanne, che realizzarono migliaia di tele, Manet ne realizzò circa 400, di cui moltissime sono considerate capolavori assoluti. Quindi non soggetti a prestiti per definizione. ’’Manet conta opere ’sacrali’ e imprestabili, quasi quanto Tiziano o Caravaggio’’, ha detto il soprintendente Claudio Strinati, lasciando intendere l’entità dello sforzo organizzativo che è stato necessario per mettere a punto questa esposizione. Prima di questa rassegna, in Italia, c’erano stati solo due episodi, nel 1934 e nel 1948, alla Biennale di Venezia, ma si era trattato solo di alcuni dipinti, ripresentati anche qui a Roma.

Sono in totale 150 le opere esposte al Vittoriano: dipinti e grafiche che prendono in considerazione l’evoluzione di Manet dall’inizio della sua attività, quando guardava ai grandi maestri spagnoli, al periodo della conversione alla pittura "en plein air", dalle scene di interni ai ritratti. Ampio spazio viene dato alle immagini della Parigi mondana, di cui Manet ci ha lasciato un indimenticabile ricordo. Ecco allora le corse dei cavalli a Longchamps, i boulevards, i caffè, i ristoranti, i luoghi di piacere, i personaggi del bel mondo o del demi-monde, che l’elegante Manet ha frequentato e immortalato in dipinti straordinari. Un grande pittore, ma anche una persona dotata di un eccezionale carisma, apprezzato da Mallarmé, Baudelaire e Zola, che lo ritenevano il primo vero pittore della modernità, Manet fu molto amato anche da alcuni giovani artisti di talento, i futuri impressionisti (Pissarro, Monet, Renoir, Degas), che si riunivano attorno a lui nei locali del Café Guerbois e della Nouvelle Athènes. Non altrettanto si può dire della critica più conservatrice o della borghesia, che trovavano le sue opere sconvenienti, o addirittura scandalose. Quello che i suoi detrattori non gli perdonavano era di aver portato alla luce la quotidianità e averne fatto oggetto dell’arte.

Manet nacque in una famiglia borghese, dopo gli studi classici si arruolò in Marina. Respinto agli esami, decise di iniziare la carriera artistica. Dal 1850 al 1856 studiò pittura e viaggiò molto in Italia, Olanda, Germania, Austria, interessandosi soprattutto ai pittori che avevano scelto il linguaggio tonale quali Giorgione, Tiziano, gli olandesi del Seicento, Goya e Velazquez. Notevole influenza ebbe nella definizione del suo stile anche la conoscenza delle stampe giapponesi. Nell’arte giapponese, infatti, il problema della simulazione tridimensionale viene quasi sempre ignorato, risolvendo la figurazione solo con la linea di contorno sul piano bidimensionale. Non importa allora che figure e sfondo si trovino sullo stesso piano, che la luce sia un po’ fredda, che non vi sia il chiaroscuro e manchino le ombre e i toni intermedi. Ciò che lo interessa è l’effetto finale, la visione di insieme.

Manet crea con le sue sperimentazioni qualcosa di nuovo, complice anche la fotografia, allora di gran moda tra gli artisti. Tuttavia egli fu un pittore poco incline alle posizioni avanguardistiche, voleva giungere al rinnovamento della pittura operando all’interno delle istituzioni accademiche; per questo motivo, pur essendo il primo dei pittori moderni, non espose mai con gli altri pittori impressionisti. Rimase sempre su posizione individuale e solitaria anche quando i suoi quadri non furono più accettati dalla giuria del Salon.

Le sue prime opere non ebbero problemi ad essere accettate. La rottura con la critica avvenne solo dopo il 1863, quando Manet propose il quadro «La colazione sull’erba». In questa tela sono già rintracciabili i primi tratti dell’impressionismo. Manet aveva abbandonato del tutto gli strumenti classici del chiaroscuro e della prospettiva per proporre un quadro realizzato con macchie di colori puri e stesi uniformemente. In esso, tuttavia, l’occhio riesce a cogliere una simulazione spaziale precisa se osservato ad una distanza non ravvicinata.

Le opere esposte al Vittoriani sono la dimostrazione di come la pittura di Manet sia decisamente moderna, sul piano della visione, rispetto a quella del passato. Anche se non espose mai con gli impressionisti non rimase tuttavia impermeabile allo stile che egli stesso aveva contribuito a far nascere. Dal 1873 in poi, sono evidenti nei suoi quadri le influenze della pittura impressionista. Il tocco diviene più simile a quello di Monet, così come la scelta di soggetti urbani rientra appieno nella poetica dell’impressionismo. Egli, tuttavia, conserva sempre una maggior attenzione alla figura e continuerà sempre ad utilizzare il nero come colore, cosa che gli impressionisti non fecero mai. Dopo di lui la pittura non fu più la stessa e l’importanza di questo artista va ben al di là del suo contributo alla nascita dell’impressionismo.

Orari: lun-gio 9:30-19:30, ven-sab 9:30-23:30, dom 9:30-20:30
Biglietto: intero 9 euro, ridotto 7 euro.
Info:06-6780664

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