Marrazzo si dimette

In una lettera racconta la sua sofferenza. A marzo le nuove elezioni
A. M. - 28 Ottobre 2009

MarrazzoSono arrivate nel pomeriggio di ieri 27 ottobre le dimissioni, oramai aspettate, del presidente della regione Lazio, dopo lo scandalo dei giorni scorsi. Marrazzo è un uomo distrutto: il medico gli ha pronosticato 30 giorni di riposo per il "forte stress psicofisico". Per questo l’ex governatore del Lazio ha deciso di trascorrere questo periodo di convalescenza in un istituto religioso inviando al presidente del consiglio regionale Bruno Astorre e al vice presidente della Regione Esterino Montino una lettera in cui spiega le motivazioni della sua scelta. "Le mie condizioni di sofferenza estrema – si legge nel testo – non rendono più utile per i cittadini del Lazio la mia permanenza alla guida della Regione. Comunico con la presente le mie dimissioni, definitive e irrevocabili, dalla carica di Presidente della Regione Lazio. A tutti coloro che mi hanno sostenuto e a quanti mi hanno lealmente avversato voglio dire che, finché mi è stato possbile, ho operato per il bene della comunità laziale. Mi auguro che questo possa essermi riconosciuto, al di là degli errori personali che posso aver commesso nella mia vita privata."

Le sue dimissioni saranno effettive da oggi pomeriggio, quando il consiglio regionale prenderà atto della decisione e dichiarerà lo scioglimento. Resterà la Giunta ma solo per l’ordinaria amministrazione. Bruno Astorre ha spiegato che "non ci saranno elezioni anticipate a gennaio" come richiesto dall’opposizione.  

Secondo la normativa, dalle dimissioni al voto passeranno 135 giorni, 90 per indire le elezioni e 45 per la campagna elettorale. Si potrebbe andare alle urne già dal 7-8 marzo 2010 ma non si esclude l’opportunità di accorpare queste elezioni con quella amministrative del 28 e 29 marzo.

Nel frattempo Zingaretti interviene sulla vicenda chiedendo "ai giornalisti di attenersi al diritto di cronaca senza eccedere nella ricerca morbosa di particolari" mantenendo così la sobrietà dovuta in questa vicenda personale.


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