

Il film tratto dal libro di Saviano
I personaggi di Gomorra, il libro denuncia di Roberto Saviano, che in Italia ha venduto oltre un milione di copie, prendono vita.
Matteo Garrone porta sul grande schermo 5 storie.
Quella di Totò, arruolato dalla Camorra a soli 13 anni o di Marco e Ciro, 2 ragazzini vittime del loro stesso “fascino per il male” e forse colpevoli di aver visto uno “Scarface” di troppo.
Chi vuole soldi e potere non ha possibilità di sfuggire. Neanche don Ciro, il porta-soldi del Sistema camorristico, che si trova coinvolto nella guerra interna ai Clan. Perché adesso ci si mettono anche gli scissionisti a fare altri morti.
La Camorra a Scampia è radicata nella vita di tutti i giorni e segna il destino delle persone fin dalla nascita, o si è dentro o si è fuori. Non c’è alternativa.
Ovvero, l’alternativa c’è ma non è allettante. E’ quella che sceglie Pasquale, l’abile sarto che realizza vestiti di alta moda che indossa, anche, Scarlett Johansson e che, per non farsi più sfruttare dal suo datore di lavoro o non rischiare la vita per essersi venduto ai cinesi, si improvvisa camionista. Ma è anche quella di Roberto, giovane rampante e promessa della malavita nella gestione dei rifiuti che, ad un certo punto, decide di dire basta.
Il film scuote le coscienze, fa riflettere su come una realtà geograficamente così vicina appaia, invece, tanto distante. Non è il "bronx" d’America eppure occorrono i sottotitoli per comprendere i dialoghi. Non ha bisogno di traduzioni invece il dolore, la frustrazione, il tentativo di comprendere come si è riusciti ad arrivare a tutto questo.
Il coraggio di Saviano e Garrone conquista il pubblico di Cannes. Ma non i napoletani che si ribellano: “questa non è Scampia”. Eppure, neanche qualche giorno fa, il bollettino di guerra ha segnato un altro morto, proprio a Casal di Principe: è Michele Orsi, un pregiudicato appartenente al club dei Casalesi.
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